Monthly Archives: March 2018

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In molti soffrono per causa delle mine antipersona e per le cluster bombs che causano morte e sofferenza. Il 94% delle vittime sono civili di questi il 40% sono bambini. Mettiamo fine alle speculazioni sulla pelle dei bambini.
Nel rapporto “Worldwide Investments in Cluster Munitions; a shared responsibility” curato dall’organizzazione Olandese PAX. (Maggio 2017) emerge che tra il 1 ° giugno 2013 al 17 marzo 2017 166 istituzioni finanziarie/banche sono state identificate come investitrici a favore dei 6 maggiori produttori di munizioni a grappolo nel mondo.
131 Miliardi di dollari sono stati investiti in produttori di munizioni a grappolo.
Il nostro Paese ha aderito a tutte e due le convenzioni di messa al Bando Mine e cluster bombs ma per impedire concretamente che operatori finanziari abilitati ( Banche, Sicav Società di risparmio) possano investire in produttori di questi ordigni indiscriminati c’è bisogno che la legge S 57 bis , “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo”venga approvata con urgenza e senza bisogno di essere ripresentata in base all’articolo 136 del Regolamento del Senato .(Nuova deliberazione richiesta dal Presidente della Repubblica-capo xvii -di alcuni procedimenti speciali)
Approvato dall’Assemblea della Camera dei Deputati ( C.4096) il 3 ottobre 2017 con votazione nominale a scrutinio simultaneo: favorevoli 389, contrari 0, astenuti 3, votanti 389, presenti 392, in data 27 ottobre 2017 è stata rinviata alle Camere dal Presidente della Repubblica con messaggio motivato per una nuova deliberazione ai sensi dell’articolo 74 della Costituzione indicando un vulnus costituzionale al Comma 2 dell’art 6.
Assegnato in data 07 novembre 2017 alla VI Commissione Finanze e Tesoro del Senato (S.57 BIS) è stato emendato al fine di recepire l’appunto di nota di rinvio alle Camere apportando un emendamento al Comma 2 dell’art 6 (Sanzioni) della legge:
Originariamente il comma 2 dell’art 6 (Sanzioni) indicato nella nota Presidenziale riferiva:
1. I soggetti che svolgono funzioni di amministrazione o di direzione degli intermediari abilitati o che, per loro conto, svolgono funzioni di controllo, i quali non osservino i divieti di cui all’articolo 1, sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.
Il medesimo – a seguito di riesame post rinvio- è’ stato variato da un solo emendamento premettendo le seguenti parole:
2.«Salvo che il fatto costituisca reato», i soggetti che svolgono funzioni di amministrazione o di direzione degli intermediari abilitati o che, per loro conto, svolgono funzioni di controllo, i quali non osservino i divieti di cui all’articolo 1, sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.
La Commissione Finanze e Tesoro ha iniziato l’iter il 7 novembre 2017 ed ha concluso l’esame in data 13 dicembre 2017 ma il Ddl S 57 Bis non è stato ammesso alla calendarizzazione d’Aula del Senato a causa dell’imminente scioglimento Camere.
Attualmente la legge di ratifica della Convezione di Messa al Bando delle Cluster Bombs L. 95/2011 con l’art. 7 comma 1 (Sanzioni) prevede che:
«Chiunque impiega, fatte salve le disposizioni di cui all’articolo 3, comma 3, sviluppa, produce, acquisisce in qualsiasi modo, stocca, conserva o trasferisce, direttamente o indirettamente, munizioni a grappolo o parti di esse, ovvero assiste anche finanziariamente, incoraggia o induce altri ad impegnarsi in tali attività, è punito con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa da euro 258.228 a euro 516.456».
La medesima legge però non stabilisce né indica i meccanismi di controllo e vigilanza delle attività di finanziamento svolte abitualmente dagli intermediari finanziari ( Banche, Fondi Sicav) garantendo così una condizione di assenza di vigilanza con una grave zona d’ombra ed impunità.
Approfittando di questa zona d’ombra e vuoto attuativo le banche ed agli altri intermediari finanziari rimangono praticamente in grado di autoregolarsi e decidere se costruire profitti notevoli in violazione concreta alle ratifiche delle Convezioni ratificate dal nostro Paese ed ai divieti già in essere.
Questa legge impedirà di speculare finanziariamente su ordigni che causano la morte ed il ferimento di civili, anziani, donne e bambini che muoiono ogni giorno anche a causa dell’avidità alla base di alcune scelte e speculazioni.
Il Ddl S 57 bis definisce tecnicamente le modalità di controllo degli intermediari autorizzati quali ( Banche, SGR, SIM, SICAV). Modalità di controllo necessarie in assenza delle quali si legittima di fatto una zona franca a favore degli intermediari finanziari autorizzati rispetto la piena attuazione di quanto previsto dalla legge 95/2011.

Aiutaci ad ottenere che questo Ddl già deliberato all’unanimità nella precedente legislatura divenga definitivamente legge dello Stato come primo atto della XVIII legislatura , firma e fai firmare la petizione.

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Villaggio per la Terra

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Dal 21 al 25 aprile 2018 a Roma
Terrazza del Pincio – Galoppatoio di Villa Borghese

La manifestazione ambientale più partecipata d’Italia 5 giorni di sport, concerti, esposizioni, mostre, convegni, spettacoli, laboratori didattici, attività per bambini e buon cibo

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Russia Backs Syria in Unlawful Attacks on Eastern Ghouta

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(Beirut) – With Russia’s continued support, the Syrian government is using unlawful tactics in its assault on Eastern Ghouta, including what appears to be the use of internationally banned weapons, Human Rights Watch said today. There are significant concerns about how government forces will treat residents in areas that come under its control, given past reports of reprisal executions.

The UN Security Council should urgently demand a United Nations monitoring team be granted immediate access to areas of Eastern Ghouta, now under government control. The team should document any crimes already committed; their presence may deter further violations. They should also visit sites to which the government is transferring Eastern Ghouta residents, as there are significant concerns about their treatment. If Russia again vetoes council action, the UN General Assembly should call for the immediate deployment of monitors.

“Instead of just watching while the Syrian-Russian military alliance annihilates Eastern Ghouta, the UN Security Council should act to put a stop to these unlawful attacks,” said Lama Fakih, deputy Middle East director at Human Rights Watch. “If Russia again tries to protect the Syrian government by preventing council action, the General Assembly should demand monitors for Ghouta’s residents. For weeks these people endured starvation and bombardment and now they’re at risk of detention and even execution.”

Eastern Ghouta, a suburb of Syria’s capital, Damascus, and home to an estimated 400,000 civilians, has been under attack by the Syrian-Russian military alliance since February 19. Syrian government forces have besieged Eastern Ghouta since 2013, severely restricting humanitarian aid in violation of the laws of war and preventing civilians from leaving. The alliance has bombarded Eastern Ghouta, failing to distinguish between civilian and military targets, hitting residential areas, hospitalsschools, and markets. According to the Ghouta United Relief Office, at least 1,699 residents have been killed since February 19.

On March 17, Human Rights Watch received a distress call from a member of the Syrian Civil Defense who told Human Rights Watch that he and 19 colleagues, five of whom are wounded, have been surrounded by government forces. According to him, in addition, there are 90 members of the Syrian Civil Defense and their relatives trapped in a second location, and they are all requesting safe passage to non-government-held areas. He said they fear retaliation, including summary execution, when the government takes the area.

After government forces retook Aleppo, Human Rights Watch and the United Nations received reportsof reprisals and mass executions. Human Rights Watch has not been able to verify the Aleppo reports and has not yet documented reprisals against Eastern Ghouta residents who have come under government control, but it has previously reported mass executions of civilians by Syrian government forces in areas that have come under their control.

The UN General Assembly’s landmark decision in December 2016 to establish a quasi-special prosecutor mechanism for Syria was prompted by outrage at the way Russia prevented the council from taking action to protect civilians during the brutal Syrian-Russian operation to retake Aleppo.

On February 24, the Security Council passed a resolution calling for a 30-day ceasefire in Eastern Ghouta, to allow in humanitarian aid and stop indiscriminate attacks on civilians, as required by international law. But the resolution was never fully implemented and the council has taken no action. Russia, which shares responsibility for violations committed by joint operations of its military alliance, has used its veto 11 times to shield Syria from accountability.

There is evidence that Syria’s operation with Russia in Eastern Ghouta involves the use of internationally banned weapons, including cluster munitions, incendiary weapons, and chemical weapons.

Human Rights Watch spoke to three witnesses who said that on March 7, 2018, the military alliance attacked residential areas in al-Hammouriyeh with ground-launched and air-dropped cluster munitions, among other munitions. According to local doctors and first responders, at least 20 residents died in the attack. Human Rights Watch examined photos of weapon remnants taken by a local media activist at one of the strike sites and identified the munition as an OTR-21 “Tochka” surface-to-surface, short-range tactical ballistic missile. A first responder told Human Rights Watch that there were several consecutive attacks with cluster munitions that day, including in al-Hammouriyeh, but that he could not recall precise details of their location because he had responded to many such attacks. He said the Syrian Civil Defense rescued more than 40 victims that day.

There is evidence that cluster munitions have been used in several attacks on Eastern Ghouta in March. Photographs shared by Syria Civil Defense of weapons remnants from a reported attack on March 11 show unexploded AO-2.5RT submunitions delivered in RBK-500 cluster bombs. A witness to an air attack on Hammouriyeh on March 7 gave Human Rights Watch a photograph of a AO-2.5RT submunition he said was left over from the attack. Human Rights Watch has documented Syrian government use of banned cluster munitions since 2012.

Syria Civil Defense reports that at about 11:48am on March 16, air-dropped incendiary munitions were used on the Eastern Ghouta residential area of Kafr Batna, killing at least 61 and wounding more than 200. It said that most victims were women and children who were burned alive. Photographs and video provided to Human Rights Watch by doctors, and publicly available, show at least 15 bodies with serious burns.

Photographs reported by the Syrian Civil Defense to have been taken immediately after the attack show multiple small fires burning brightly, indicating the possible use of ZAB submunitions which are delivered by Soviet or Russian-made RBK-500 bombs.

Since November 2012, Human Rights Watch has documented civilian harm from Syrian government use of air-dropped incendiary weapons. Attacks using air-delivered incendiary weapons in civilian areas are prohibited under Protocol III of the Convention on Conventional Weapons, which Syria has not ratified.

Doctors in Eastern Ghouta told Human Rights Watch that they have treated symptoms of chlorine use from multiple attacks, including on February 25 in Chifouniya, March 7 in al-Hammouriyeh, and on March 11 in Arbin. Human Rights Watch has not independently corroborated the use of chlorine in these strikes but has previously documented use of chlorine as a chemical weapon in Syria, including during the government’s operation to re-take Eastern Aleppo. Syria acceded to the 1993 Chemical Weapons Convention in 2013.

As Syrian government forces entered the town of al-Hammouriyeh on March 14, there was a frenzied aerial bombing campaign, witnesses said. Among the casualties was Ahmad Hamdan, a media activist and resident of al-Hammouriyeh, reported to have been killed by an airstrike. One witness told Human Rights Watch that on March 14: “I was trying to escape with my family, and I saw an entire family get blown up in front of my very eyes. I immediately turned back and took my children back to the basement.”

As government forces retake territory in Eastern Ghouta, civilians have started to evacuate. On March 15, Syrian and Russian media livestreamed the evacuation of what was claimed to be 12,000 residents from al-Hammouriyeh crossing to government-held areas. Human Rights Watch reviewed the footage which showed many people leaving. According to one witness and media reports, residents who have moved into areas under government control are being transported to sites around the enclave, including camps and schools, where they are being screened.

International law unequivocally prohibits summary and extrajudicial executions. In situations of armed conflict, combatants are legitimate targets as long as they take part in hostilities, but deliberately killing injured, surrendered, or captured soldiers (those hors de combat) would constitute a war crime. Any evacuation must be safe and voluntary, and protected by guarantees of security and non-reprisals. Civilians are entitled to protection whether they choose to leave or stay in an area, and parties to the conflict should not block civilians from leaving. Parties must allow impartial humanitarian relief reach civilians in need, regardless of whether the civilians have an option to leave.

The Syrian government should verifiably guarantee that the fundamental rights of individuals who were living under the control of non-state armed groups in Eastern Ghouta will be respected and protected, in particular when they are subject to security screenings and in detention. Authorities should ensure that the screening process is limited to a period of hours rather than days, and that anyone held longer is treated as a detainee and afforded all protections to which detainees are entitled under international law. No one should be presumed to be a combatant based on age or gender absent individualized evidence of criminal wrongdoing. The authorities should allow UN and other independent monitors access to all screening and detention centers.

“For every hour that a potential Russian veto prevents any decisive action by the UN Security Council, civilians on the ground in Eastern Ghouta are facing a real threat of reprisals,” said Fakih “The least the Security Council can do now is to deploy monitors to offer some protection for civilians. If the council can’t do so, the General Assembly should act as it did for Aleppo.”

https://www.hrw.org/news/2018/03/18/russia-backs-syria-unlawful-attacks-eastern-ghouta

Newsletter n.1/2018

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L’ANGOLO DEL DIRETTORE

Non chiamateli effetti collaterali.

Il 1 febbraio si è celebrata la prima edizione della Giornata Nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo, istituita con legge dello Stato 25/01/2017 n°9.

Come Campagna Mine abbiamo condiviso il sostegno alla legge che ne ha istituito la celebrazione promossa dall’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (ANVCG) ottenendo questo importante riconoscimento, felici di poter portare la nostra testimonianza di ambito internazionale come parte della ICBL-CMC alla prima celebrazione della Giornata partecipando alla Conferenza “Stop alle bombe sui civili”.

Riteniamo che, coerentemente con quanto espresso dai Trattati sul disarmo come la Convenzione di Ottawa sulla messa al bando delle mine, la Convenzione di Oslo sulle Munizioni Cluster ed ora anche del Trattato per la messa al bando delle armi nucleari, al centro del nostro lavoro, al cuore delle nostre attività devono esserci sempre le vittime, di tutte le guerre e di tutti i conflitti, come ricordato dal titolo della Giornata Nazionale.

L’evoluzione della natura dei conflitti, come ho avuto modo di descrivere durante la Conferenza, ha dimostrato il grande fallimento di leggi e norme, che non tutelano nel concreto i civili. Purtroppo, infatti diversi Paesi, i gruppi non statali, i gruppi terroristici, molti tra i ribelli ed i rivoluzionari abdicano al principio di umanità prima che a qualsiasi altro tipo di legge e non si sentono vincolati da Trattati né da altri principi di consuetudine. Questo ha reso le comunità “drasticamente vulnerabili” come definite dal Presidente della Repubblica Mattarella, ma l’eleganza della diplomazia mal si accorda con le sofferenze umane di chi è vittima inerme.

“Drasticamente vulnerabili” può essere tradotto agli occhi di chi quelle pene le soffre nel paradosso di un’elegante biasimo internazionale vuoto e privo di conseguenze per i carnefici. In sintesi, poco o niente.

Non riesco ad immaginare il peso in chilogrammi degli studi, linee guida, raccomandazioni, risoluzioni etc. di cui a rotazione Paesi che pongono veti incrociati fanno virtuale carta straccia da tirare in faccia ai civili sopravvissuti sbeffeggiandoli. I civili colpiti, in fondo, sono solo “effetti collaterali” secondo principi di proporzionalità di cui nessuno conosce l’esatto coefficiente. I barbari sono meno diplomatici uccidono e poi negano, bombardano e poi disconoscono l’errore. Le coscienze si anestetizzano in fretta …

Se non proviamo ribrezzo per questo sistema, ammettiamolo i malati siamo noi.
Estendendo lo spazio di riflessione e non limitando il ragionamento alle vittime di conflitto, vulnerabili siamo tutti, perché ad essere preso di mira è il principio di umanità, che subisce attacchi su più fronti e livelli.

Giuseppe Schiavello

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Giornata Internazionale delle Donne

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Comunicato stampa
Giornata Internazionale delle Donne: il momento di agire è ora!

(Roma 8 marzo 2018): Time is now, il momento è ora! Il momento di cambiare la vite delle donne ovunque esse siano. Questo il motto scelto dall’Ente delle Nazioni Unite (UN Women) per celebrare la Giornata Internazionale delle donne.

“Per noi agire ora per trasformare la vita delle donne significa chiedere a gran voce la fine delle violenze di genere e dell’uso dello stupro come arma di guerra durante i conflitti” afferma Tibisay Ambrosini coordinatrice di Stop Rape Italia membro della International Campaign to Stop Rape and Gender Violence in Conflict1.

La violenza sessuale durante i conflitti rappresenta una strategia di guerra in grado non-solo di colpire la singola persona, ma di distruggere tutta la comunità. È un fenomeno sottostimato, poco denunciato a causa della stigmatizzazione a cui sono spesso sottoposte le vittime o della paura che queste provano nel denunciare personale in uniforme, ma la mancanza di denunce non significa assenza della violenza. Come riportato a seguito della recente missione in Sudan della Rappresentante Speciale del Segretario delle Nazioni Unite Pramila Patten la cultura della negazione alimenta la cultura del silenzio che molto spesso porta le vittime di questo crimine a non denunciare e a non cercare assistenza.

Questa tattica “terroristica” consiste nel mettere in atto un insieme di azioni e comportamenti che vanno dalle offese verbali di carattere sessuale allo stupro, gli stupri di gruppo, la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata, le mutilazioni genitali, la sterilizzazione e le gravidanze forzate, l’inserimento di oggetti nelle parti intime delle vittime così come le uccisioni provocate da colpi sparati al loro interno, il tutto collegato direttamente o indirettamente ad un conflitto armato e al desiderio di annientamento psicologico e fisico del nemico.

“Lo stupro come arma di guerra è stato largamente impiegato ad esempio contro le donne della minoranza Rohingya, vittime due volte, per essere donne e per appartenere ad una minoranza. In molti casi gli stupri, anche di gruppo, venivano compiuti unitamente ad altri atti di violenza, crudeltà ed umiliazione, espressione di una vera e propria logica dell’annientamento, della pulizia etnica” prosegue Ambrosini.

“Purtroppo, questa tortura non risparmia neanche le bambine ed i bambini” afferma Giuseppe Schiavello direttore della Campagna Italiana contro le mine, associazione che ha curato l’avvio di Stop Rape Italia “la Siria purtroppo è un esempio di come gli abusi sui minori siano un’arma per umiliare, ferire e far pressione sui genitori considerati ribelli affinché si costituiscano o rilascino una confessione forzata. I bambini vengono trattenuti in centri di detenzione ufficiali e non, insieme agli adulti, dove avvengono violenze annoverate tra le “sei violazioni gravi” dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. Del tutto insufficiente l’impegno internazionale per mettere fine a questo scempio.” conclude Schiavello.

Nella Giornata Internazionale delle Donne vogliamo essere la voce di tutte le donne, madri, mogli, figlie, che hanno subito e stanno subendo queste atrocità durante i conflitti. Raccontare le storie di chi ha avuto il coraggio di parlare. Donne nella condizione più vulnerabile, che hanno perso tutto anche il senso del futuro, che non solo non devono “essere lasciate indietro” ma a cui deve essere garantito accesso alle cure psicologiche e fisiche, ai servizi, alla giustizia comprensivo di risarcimento. Farlo è un prerequisito per la costruzione di un future in pace.

Per interviste
M. Tibisay Ambrosini 34971049619 t.ambrosini@campagnamine.org www.stoprapeitalia.it

1 –  La International Campaign to Stop Rape and Gender Violence in Conflict nasce nel 2012 dalla volontà della Nobel Womens’s Initiative una piattaforma composta da alcune Donne Nobel per la Pace (Jody Williams, Shirin Ebadi, Tawakkol Karman, Mairead Maguire, Rigoberta Menchù, Leymah Gbowee, Wangari Maathai, Betty Williams) per rispondere alla diffusione sistematica dello stupro durante i conflitti.

Sri Lanka bans cluster bombs

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Sri Lanka officially renounced cluster bombs yesterday when it joined the Convention on Cluster Munitions. Congratulations! The instrument of accession to the Convention was deposited at the United Nations headquarters in New York, and the Convention will enter into force for Sri Lanka on 1 September 2018.

“I’m proud of this demonstration of leadership by my government,” said Vidya Abhayagunawardena, head of the Sri Lanka Campaign to Ban Landmines. “This sends a clear signal to others in South Asia: cluster bombs do not belong in the arsenals of modern armies. They are outdated, indiscriminate, unacceptable weapons.”

Sri Lanka had officially announced in September 2017 that it agreed “on principle” to join the Convention. Sri Lanka has participated as an observer in every Convention’s meetings since 2011, and in December 2017 it voted in favor of United Nations General Assembly resolution 72/41 that calls on states outside the Convention to join as soon as possible.

Sri Lanka is not known to have produced or exported cluster munitions. It has repeatedly denied allegations that its armed forces used cluster munitions in the 2008–2009 operation against the Liberation Tigers of Tamil Eelam.

In South Asia, Bangladesh, Bhutan, India, Maldives, Nepal and Pakistan must still join the Convention on Cluster Munitions.

http://www.stopclustermunitions.org/en-gb/media/news/2018/sri-lanka-bans-cluster-bombs.aspx