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Landmine Monitor 2019

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Landmine Monitor 2019: con casi registrati in oltre 50 paesi il 2018 è l’anno con il più alto numero di incidenti dovuto a mine improvvisate fino ad oggi.

(Roma 21 novembre 2019): viene presentato oggi a Ginevra la 21° edizione del Landmine Monitor, lo strumento attraverso cui il Landmine and Cluster Monitor continua a monitorare in maniera inesorabile i progressi volti a raggiungere un mondo libero dalle mine grazie all’implementazione di quello che rappresenta il primo trattato di disarmo umanitario.

Il Report verrà anche presentato ad Oslo in occasione della 4 Conferenza di Revisione del Trattato di Messa al Bando delle Mine nella sezione dedicata ai Side Event.

Attualmente sono 164 gli Stati Parte al Trattato di messa al bando delle mine. Le Isole Marshall sono le ultime ad aver firmato e non hanno ancora ratificato. Le due adesioni più recenti sono lo Sri Lanka e lo Stato della Palestina (dicembre 2017).

Relativamente all’uso di queste armi dalla metà del 2018 ad ottobre 2019 il Landmine Monitor riporta l’impiego di mine antipersona da parte delle forze governative del Myanmar, che non è uno Stato Parte del Trattato.

Per quanto riguarda l’uso di mine antipersona da parte di attori non statali (NSAG) si registra in 6 paesi: Afghanistan, India, Myanmar, Nigeria, Yemen. Inoltre, ci sono accuse, non confermate, per l’uso di mine antipersona da parte di questi gruppi in Cameron, Colombia, Filippine, Libia, Mali, Somalia, Tunisia.

Per il quarto anno consecutivo, si sono avuti nel 2018, un numero eccezionalmente alto di incidenti registrati, dovuti a mine antipersona e residuati bellici esplosivi (ERW) compresi mine improvvisate, residui di munizioni cluster e altri ERW.

Nel periodo di riferimento del Report sono stati registrati 6.897 vittime tra persone decedute (3.059) e persone rimaste ferite (3.837). Per uno dei casi registrati non si hanno notizie dello stato della vittima. Gli incidenti si sono verificati in 50 paesi e altre aree, di cui 32 sono Stati Parte del Trattato di Messa al Bando delle mine. La percentuale maggiore delle vittime è rappresentata dai civili con il 71%. Purtroppo, di tutti gli incidenti che coinvolgono i civili il 54% riguarda bambini, con un aumento di 7 punti percentuale rispetto al totale del 2017 e 12 punti percentuale rispetto al 2016.

Il costante numero elevato di incidenti dipende in parte dai paesi teatro di conflitti armati o che sperimentano violenza su larga scala come: Afghanistan, Mali, Myanmar, Nigeria, Siria ed Ucraina. Per il terzo anno consecutivo, nel 2018, si è registrato il più alto numero di incidenti annuali causati da mine improvvisate (3.789), divenendo il 2018 l’anno con il più alto numero registrato di incidenti provocati da mine improvvisate ad oggi.

I dati contenuti nella nuova edizione del Landmine Monitor 2019 ci ricordano che, sebbene il Trattato per la Messa al Bando delle Mine sia una tra le convenzione con più adesioni, è necessario non abbassare la guardia nei confronti del pericolo che queste armi ancora oggi producono” dichiara Giuseppe Schiavello direttore della Campagna Italiana contro le mine “ bisogna insistere sul fermare quelli che definiamo investimenti esplosivi, ossia tutti quei finanziamenti che arrivano ad aziende produttrici di mine e munizioni cluster, e noi come Italia potremmo dare un enorme contributo in questo settore se solo si sbloccasse definitivamente la sorte del ddl 1813 “ Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona , di munizioni e submunizioni a grappolo” in attesa di calendarizzazione presso la Commissione Finanze della Camera dal 13 maggio 2019 e dieci anni dall’inizio del suo iter. Il nostro paese è impegnato in prima linea nel campo della Mine Action e non si comprende il perché di tanta lentezza su questa che potrebbe essere un’ulteriore buona pratica da condividere a livello internazionale.” conclude Schiavello.

Nel periodo preso in considerazione dal Landmine Monitor gruppi di attori non statali hanno prodotto mine improvvisate in Afghanistan, Colombia, Myanmar, Nigeria, Pakistan, Tunisia e Yemen.

Rimango ancora 60 paesi ed altre aree inquinate da mine antipersona, si tratta di 34 Stati Parte e 22 che ancora non hanno aderito al Trattato. Si ritiene che una contaminazione massiccia di mine antipersona (definizione che per ICBL-CMC corrisponde a più di 100km”) sia presente nei seguenti Stati Parte: Afghanistan; Angola; Bosnia ed Erzegovina, Ciad, Cambogia, Croazia, Iraq, Tailandia, Turchia e Yemen. Si ritiene che la stessa situazione si riscontri anche in Azerbaijan (Stato Non Parte) e nell’area del Western Sahara.

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Per interviste:

Giuseppe Schiavello

direttore

Campagna Italiana contro le mine onlus

g.schiavello@campagnamine.org

340/4759230