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Ancora mine nel Mozambico

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Il 22 gennaio scorso si è verificato un incidente da mina presso il villaggio di Mandza, Massavane Township, Jangamo District della Provincia Inhambane in Mozambico.

La vittima è un ragazzo di 16 anni Jaime Carlos Chauque, studente della scuola superiore di Guicatuno – Jangamo. Jaime si trovava nei campi con i genitori quando con la zappa ha urtato una mina. Il ragazzo, ricoverato presso l’ospedale provinciale di Inhambane non è in pericolo di vita, ma ha perso la vista dall’occhio destro ed ha riportato ferite sul volto causate dalle schegge. Per il giovane è a rischio anche l’anno scolastico che inizierà il prossimo 5 febbraio.

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Da quando il Mozambico è stato dichiarato libero dalle mine (2017), i colleghi del Landmines Victims Assistance Network RAVIM, hanno sempre sostenuto la necessità di continuare con la campagna di sensibilizzazione e di educazione al rischio mine, focalizzandosi nelle scuole di alcune province e distretti particolarmente critici, ma purtroppo nessun donatore ha voluto supportare l’attività.

CONVEGNO ANVCG

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L’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra ONLUS è lieta di invitarvi al convegno ”La protezione dei civili nei conflitti contemporanei: sfide e prospettive”, 8 febbraio 2019 – ore 11 – Museo delle Civiltà – Museo Preistorico Etnografico ” Luigi Pigorini”, Piazza Guglielmo Marconi 14 Roma.

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Newsletter Natale 2018

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L’angolo del Direttore

Bilanci di fine anno

Care amiche e cari amici della Campagna Mine,

siamo giunti all’ultimo numero della nostra newsletter per il 2018. Attraverso i nostri articoli e le interviste vi abbiamo raccontato passo dopo passo, con l’aiuto di Daria, Ginevra, Tibisay e di tutti gli amici che hanno scritto anche solo un pezzo e via, quello che abbiamo fatto, le nostre attività, i viaggi e il nostro impegno per un mondo che sappia tutelare i Diritti Umani e difendere la dignità della vita.

Vi abbiamo dovuto raccontare purtroppo che si è continuato ad usare mine antipersona (dati relativi fino al mese di mese di ottobre 2018)[1]da parte delle forze governative del Myanmar, paese che, ricordiamo, non è parte della Convenzione di Ottawa.

Anche gruppi armati non statali hanno utilizzato mine antipersona in 8 paesi: Afghanistan, Colombia, India, Myanmar, Nigeria, Pakistan, Tailandia e Yemen.

Vi abbiamo riportato l’impiego di munizioni cluster da parte delle forze del governo siriano con il supporto della Russia nello scorso anno, e che anche in Yemen è proseguito l’impiego di munizioni cluster da parte della coalizione guidata dall’Arabia Saudita, anche se abbiamo potuto parlare di una significativa diminuzione di attacchi riportati.

Ma il 2018 ci lascia anche delle notizie positive a livello internazionale sia per la Convenzione sulle Munizioni Cluster (CCM) sia per la Convenzione di Ottawa per la messa al bando delle mine antipersona.

Abbiamo potuto darvi infatti la notizia dell’aumento del numero degli Stati Parte alla Convenzione sulle Munizioni Cluster (CCM), che è salito a 104, mentre quello degli Stati che hanno aderito al Trattato di messa al bando delle mine è salito a 164.

Ma una delle novità che abbiamo diffuso con più soddisfazione è stata quella relativa alla diminuzione dei finanziamenti ad aziende produttrici di munizioni cluster nel mondo. Ormai lo sapete, per noi questo è un tema fondamentale, su cui ci stiamo spendendo da circa un decennio: non basta contrastare l’uso delle armi inumane quali mine e cluster solo sul terreno diplomatico attraverso l’universalizzazione dei trattati di messa al bando ed il monitoraggio del rispetto degli stessi, bisogna anche istruire l’opinione pubblica ad una coerenza etica e morale di base, che impedisca il sostegno finanziario, spesso  inconsapevole,  di aziende produttrici di morte, solo perché fisicamente su altro territorio lontano da noi e perché la complessità della filiera degli investimenti rende difficile un controllo . La continua attività di sensibilizzazione che si sta promuovendo a livello mondiale è volta   a rendere più consapevoli gli investitori sta dando i risultati sperati. Due delle aziende produttrici americane, la Textron e la Orbital ATK, hanno interrotto la produzione delle munizioni cluster bandite dalla Convenzione di Oslo, conseguentemente il livello di investimenti finanziari è sceso a 9 miliardi di dollari americani dai 31 precedentemente registrati

A livello nazionale sempre in questo settore vi abbiamo raccontato tutti i passi del disegno di legge S1 “Misureper contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo” e sapete che ha ripreso il suo iter presso la Commissione Finanze del Senato, e noi speriamo veramente che la sua approvazione definitiva sia la prima buona notizia che vi daremo il prossimo anno.

Ultimo aggiornamento del 2018, ma non per importanza, che vorrei ricordare, ve l’abbiamo dato il 5 ottobre quando è stato annunciato il conferimento del Premio Nobel per la Pace a Nadia Murad ed al dott. Denis Mukwege “per i loro sforzi per porre fine all’uso della violenza sessuale come arma di guerra nei conflitti armati”.

Il prossimo 10 dicembre ci sarà la Cerimonia di consegna del Premio e siamo certi che la notorietà e l’attenzione che questo prestigioso riconoscimento contribuirà non solo a proteggere e tutelare le popolazioni civili durante i conflitti, ma anche a supportare le sopravvissute nel raggiungere il riconoscimento dei propri diritti e più in generale a promuovere una cultura dei Diritti Umani e della Sicurezza Umana a cui, seppur da angolazioni diverse stiamo lavorando anche noi.

Vi lascio ora agli articoli di Daria, Ginevra e Marianna che ci daranno uno spaccato di quanto accaduto a New York in occasione del First Committee, ci racconteranno dell’impegno dell’associazione Pax, membro insieme a noi della CMC, sul disinvestment e ci descriveranno l’incontro di Jody Williams con la città di Bolzano.

Prima di augurarvi la consueta buona lettura però, vi auguro da parte mia e di tutto lo staff della Campagna Mine Buon Natale ed un felice anno nuovo, soprattutto che sia un anno che porti il silenzio delle armi, sostituito con il vocio festoso di una pace ritrovata, che sostituisca alla distruzione la  ricostruzione delle città. Un anno in cui siano più le mani tese per aiutare che quelle allungate per chiedere. Insomma, un anno migliore, ma per tutti. Un anno pieno di umanità.

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[1]Landmine Monitor Report 2018 ed. International Campaign to Ban Landmines

CS – X anniversario della Convenzione sulle Munizioni Cluster

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Comunicato Stampa

Il X anniversario della Convenzione sulle Munizioni Cluster viene celebrato con il rifiuto diffuso di investire in bombe cluster.

 

(Roma 3 dicembre 2018): la nona edizione del Worldwide Investments in Cluster Munitions Report[1] viene lanciata oggi in occasione del X anniversario dell’ apertura alla firma, avvenuta ad Oslo il 3 dicembre 2008, della Convenzione sulle Munizioni Cluster[2](CCM) che mette al bando queste armi indiscriminate.

La messa al bando delle munizioni cluster ha giocato un ruolo fondamentale nella riduzione degli investimenti in questi ordigni. Secondo il Report lanciato oggi infatti il livello internazionale di investimenti finanziari in bombe cluster, rispetto all’anno 2017, è diminuito da 31 miliardi di dollari americani a 9 miliardi, presentando una riduzione pari al 344%.

La riduzione vertiginosa è dovuta in parte anche al fermo della produzione e nell’invio di munizioni cluster da parte di due aziende produttrici basate negli Stati Uniti: Textron ed Orbital ATK.

Secondo il Report la maggior parte degli istituti che investono nella produzione degli ordigni banditi dalla CCM sono situate in paesi che ancora non hanno firmato la Convenzione di messa al bando.

Per il Worldwide Investment in Cluster Munitions Report ci sono 88 istituti finanziari che nel complesso investono circa un totale di 9 miliardi di dollari americani in 7 aziende produttrici di munizioni cluster. Si tratta circa della metà di investitori riportati nel 2017, quando il report ne dichiarava 151.

Il Report evidenzia come oltre alla diminuzione di investimenti, sia aumentato il numero delle istituzioni finanziarie che esplicitamente escludono dai propri investimenti i produttori di munizioni cluster, secondo i dati presenti nel Report infatti si è passati dalle 84 istituzioni finanziarie nel 2017 alle 110 del 2018.

Si registra un aumento anche dei paesi che ritengono che investire nella produzione di munizioni cluster sia proibito dalla Convenzione di messa il bando, portando da 38 a 46 i paesi che considerano questo tipo di investimento una forma di assistenza alla produzione, la cui proibizione è chiaramente espressa dalla CCM.

“ I risultati positivi contenuti nel Worldwide Investment in Cluster Munitions Report ci confermano che per porre fine alla minaccia che le bombe cluster rappresentano per i civili, si deve agire su più fronti contemporaneamente, e bloccare il flusso di investimenti che aggirando il bando di queste armi arriva ad alimentarne la produzione nei paesi che ancora non hanno aderito alla CCM” dichiara Giuseppe Schiavello direttore nazionale della Campagna Italiana contro le mine “ Per contribuire a fermare questi finanziamenti che producono morte e sofferenza, stiamo lavorando da oltre 8 anni all’approvazione del ddl “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo”che il 27 ottobre 2017 è stato rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Attualmente il ddl S1, che gode di una procedura privilegiata, ha ripreso il suo iter in Senato, assegnato alla Commissione Finanze. Riuscire ad ottenere che questo provvedimento venga approvato definitivamente in breve tempo, consentirebbe al nostro paese di dare ancora una volta prova del proprio impegno e della propria coerenza nell’ambito della tutela delle popolazioni civili durante e dopo i conflitti, e presentarsi alla comunità internazionale con una buona pratica che possa fungere da esempio anche per altri paesi. Noi chiediamo che tutto ciò avvenga prima della Conferenza di Revisione della Convenzione di Ottawa per la messa al bando delle mine prevista per novembre 2019 ad Oslo” conclude Schiavello.

All’interno del Report viene dedicata particolare attenzione alle seguenti sette aziende produttrici di munizioni cluster presenti in 4 paesi: China Aerospace Science and Industry (Cina); Norinco (Cina); Hanwha (Corea del Sud); Poongsan (Corea del Sud); LigNex1(Corea del Sud); Avibras (Brasile); Bharat Dynamics Limited (India)[3].

Worldwide Investments in Cluster Munitions Report

Download

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Per interviste:

Giuseppe Schiavello 340/4759230

Per materiale di approfondimento

Tibisay Ambrosini

t.ambrosini@campagnamine.org



[1]Il Report esamina a livello internazionale i produttori di cluster munitions, gli investimenti in queste aziende e le azioni portate avanti dalla società civile, dai governi e da imprese private per proibire questi investimenti.

[2]Ad oggi sono 120 gli Stati che hanno aderito alla CCM.

[3]Le ultime tre aziende sono un nuovo inserimento nella lista dei produttori di cluster analizzati dal Report.

CS Landimine Monitor 2018

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Il Landmine Monitor 2018 registra fondi da record per lo sminamento, ma il numero di incidenti rimane elevato

(Roma 20 novembre 2018): viene presentata oggi a Ginevra la XX edizione del Landmine Monitor1, il report a cura della International Campaign to Ban Landmines (ICBL) Premio Nobel per la Pace 1997.

Secondo quanto riportato dal Monitor 2018 gli investimenti, sia internazionali che nazionali, nella Mine Action si registra un aumento di circa 200milioni di dollari rispetto all’anno precedente, testimoniando unaforte volontà degli Stati di raggiungere l’obiettivo di un mondo libero dalle mine entro il 2025.
La Mauritania nel corso del 2017 ha terminato le sue operazioni di bonifica contribuendo al raggiungimentodell’obiettivo del 2025. Sempre nell’anno di riferimento del report sono stati bonificati circa 128 kmq di territorio e sono state distrutte 168.000 mine.

I donatori internazionali nel 2017 hanno contribuito con la cifra record di 673.2 milioni di dollari americani destinati alla Mine Action in 38 paesi e tre aree, la cifra più alta in vent’anni di monitoraggio da parte del Monitor. Circa l’80% del supporto internazionale arriva da 5 donatori: Stati Uniti, Germania, Unione Europea, Norvegia e Giappone.

Purtroppo, contemporaneamente si assiste ad una diminuzione nei fondi destinati all’Assistenza alle Vittime,malgrado il 2017 abbia fatto registrare per il terzo anno consecutivo un elevato numero di incidenti. A questorisultato contribuiscono in maniera particolare oltre all’uso delle mine antipersona quello degli ordigni improvvisati di cui fanno uso gruppi armati non statali, ed i conflitti armati in Afghanistan e Siria.

“Lavorare per raggiungere un mondo libero dalle mine entro il 2025 significa promuovere dal punto di vista legislativo il bando a qualunque tipo di investimento che tragga profitto dalla produzione di questi strumenti di morte ancora utilizzati in recenti conflitti” dichiara Giuseppe Schiavello direttore nazionale della Campagna Italiana contro le mine “per questo motivo auspichiamo che il nostro Parlamento approvi definitivamente il disegno di legge «Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo» il quale purtroppo procede lentamente malgrado l’iter Parlamentare privilegiato ai sensi dell’Art 136 del regolamento del Senato - continua Schiavello – abbiamo timore che questo Ddl sia, nel suo iter, sempre ostacolato da qualcosa. La Campagna Italiana Contro le Mine chiede che tutte le forze politiche si impegnino per la definitiva approvazione della legge entro il 4 aprile 2019 giornata internazionale UN sulla Mine Action” conclude Schiavello.

Nel mese di dicembre del 2017 due nuovi Stati hanno aderito al Trattato di messa al bando delle mine, lo Sri Lanka (13 dicembre) e lo Stato della Palestina (29 dicembre) portando così a 164 gli Stati Parte al Trattato2.

1 Il Landmine Monitor è il report annuale pubblicato dalla International Campaign to Ban Landmines che esamina emonitora i progressi realizzati nell’ambito della Convenzione di Ottawa per la messa al bando delle mine antipersona,e fornisce una fotografia dello state dell’arte a livello mondiale rispetto all’Universalizzazione del trattato, e dei vari adempimenti degli obblighi in esso contenuti da parte degli Stati Membri. Il Monitor 2018 si occupa dell’anno solare2017, includendo in alcuni casi informazioni relative fino al mese di novembre 2018.
2 Oltre ai 164 Stati Membro la Convenzione ha uno stato firmatario, le Isole Marshall, che ancora devono ratificare la Convenzione stessa.

Il Monitor conferma nuovi usi di mine antipersona, dal mese di ottobre 2017 ad ottobre 2018, da parte delle forze governative del Myanmar, paese che non è parte della Convenzione di Ottawa. Inoltre, è stato riportatol’uso di mine antipersona da gruppi armati non statali in 8 paesi: Afghanistan, Colombia, India, Myanmar, Nigeria, Pakistan, Tailandia e Yemen. A causa della difficoltà di accesso da parte di fonti indipendenti nelle aree dove pare siano state usate mine improvvisate in Siria ed Iraq da parte delle forze dello Stato Islamico, risulta difficile confermare nuovi impieghi di questi ordigni nel periodo preso in esame. Altrettanto impossibile è stato confermare le accuse di impiego di mine antipersona da parte di gruppi armati non statali in Cameroon, Filippine, Iraq, Libia, Tunisia ed Ucraina.

Rispetto agli incidenti provocati da questi ordigni, il Monitor riporta che si sono verificati in 49 paesi, di cui 34 sono Stati Parte alla Convenzione di Ottawa, ed in 4 altre aree.
Nella maggior parte dei casi gli incidenti hanno riguardato civili (87%) di cui il 47% è rappresentato da bambini, con un aumento rispetto all’anno precedente del 5%. Le donne e le ragazze rappresentano il 13% delle persone rimaste coinvolte in incidenti (delle rilevazioni in cui è dato sapere il sesso delle vittime).Nell’anno preso in considerazione dal report sono morti in seguito ad incidente da mina 2.793 persone.

Da quando nel 1999 è iniziato il monitoraggio globale da parte del Monitor, questo ha registro oltre 122.000 incidenti da mine e ordigni inesplosi, includendo circa 86.000 sopravvissuti.

Report Download

……………………………………………………………………………………………………………………. Per interviste:
Giuseppe Schiavello g.schiavello@campagnamine.org 3404759230
Per materiale di approfondimento:

Tibisay Ambrosini t.ambrosini@campagnamine.org 3481049619

COMUNICATO STAMPA

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CS – New York - L’Italia e altri 49 stati contro l’uso indiscriminato di armi esplosive nelle aree popolate in una dichiarazione congiunta all’ONU

New York 26 ottobre 2018 – Palazzo di Vetro

Sono 50 i paesi che ieri, durante la discussione tematica sulle armi convenzionali della Prima Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, hanno firmato una dichiarazione congiunta che esprime pubblicamente preoccupazione per l’impatto umanitario causatodall’impiego indiscriminato delle armi esplosive nelle aree popolate e richiede necessitàd’intervento sul tema. Tra questi spicca anche l’Italia, che, per al prima volta in un consesso ufficiale internazionale, manifesta preoccupazione per le conseguenze sulle popolazioni civili delle armi esplosive.

La Dichiarazione Congiunta è stata fortemente promossa e sostenuta dalla Rete Internazionale INEW- International Network on Explosive Weapons, e dai suoi membri, tra cui l’AssociazioneNazionale Vittime Civili di Guerra (ANVCG) che segue e coordina per la società civile italiana gli sviluppi della questione, ed è stata letta pubblicamente dai delegati dell’Irlanda. Dal testo sievince una preoccupazione per le dimensioni dell’impatto umanitario delle armi esplosive suicivili (danni fisici e alle infrastrutture che perdurano anche molti anni dopo la fine del conflitto e che ne pregiudicano il futuro sviluppo economico) e un richiamo alla necessità di intraprendere discussioni mirate sul problema nei fori competenti, come anche al rispetto per i principi del diritto internazionale umanitario.

“Questa dichiarazione congiunta è un passo molto importante per affrontare con urgenza e senza esitazione il problema delle armi esplosive. Dal 2016 a oggi il numero delle vittime civili è aumentato drasticamente e merita attenzione, come anche evidenziato dall’ultimo rapporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite sulla Protezione dei Civili” ha dichiarato GiuseppeCastronovo, Presidente Nazionale dell’ANVCG ed egli stesso cieco civile per fatto di guerra “Di fronte a questi numeri, numeri di morte, rifiutiamo che i danni alle popolazioni inermi siano considerati effetti collaterali e auspichiamo per un allargamento del consenso sulla necessità di intervenire. L’intervento su questo problema è un dovere ineludibile della comunità internazionale tutta”.

L’ANVCG, pienamente coinvolta nello sforzo della protezione ha assunto il ruolo di coordinamento nazionale nell’ambito della partecipazione italiana all’iniziativa internazionale diINEW “Stop bombing towns and cities”, declinata in Italia nella campagna “Stop alle bombe sui civili”. La campagna, lanciata il 1 febbraio 2018 in occasione della celebrazione della 1° Giornata Nazionale delle Vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo (legge 25 gennaio 2017, n°9) ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sul devastante impattodell’impiego delle armi esplosive nelle aree densamente popolate.

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Presidenza Nazionale

Via Marche, 54 – 00187 Roma Tel. +39 06 5923141/2
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Per ulteriori informazioni:
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Tel: 06/5923141 – 3382783904

www.inew.org www.anvcg.it

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Scheda sulla violenza esplosiva 2017

I dati:
• Nel 2017 si sono verificati 3.825 incidenti causati dall’impiego di armi esplosive. Delle42,972 vittime di questi incidenti, il 74% erano civili.
• Nei casi in cui le armi esplosive sono state usate in aree popolate, il 92% delle vittime sono civili. La percentuale scende al 20% in altre aree.

  • L’93% di tutte le vittime civili risulta essere stata colpita in aree popolate.
  • Il 2017 ha registrato il più alto numero di vittime tra i civili degli ultimi sette anni, con un incremento del 38% delle vittime rispetto il 2016 e del 165% rispetto al 2011, anno in cui è iniziato il monitoraggio delle vittime di violenza esplosiva

• Il 2017 registra un aumento del 44% dei civili colpiti da attacchi aerei rispetto al 2016, con 14.342 casi di morti e feriti, il 45% della totalità dei civili feriti o rimasti uccisi

  • Siria, Iraq, Afghanistan, Pakistan e Yemen registrano il più alto numero di vittime nel 2017
  • Alcuni tra paesi tra i più colpiti hanno registrato un aumento significativo delle vittimecivili rispetto all’anno precedente: Pakistan del 51%, Somalia del 92% ed Egitto del 305%.

• Gli incidenti da impiego di armi esplosive si sono verificati in 59 paesi

INFORMAZIONI GENERALI

INEW è una rete internazionale di organizzazioni non governative che ha come scopo quello dimettere fine alle sofferenze umane causate dall’impiego delle armi esplosive nelle aree popolate.Costituitasi nel 2011, oggi conta ben 37 associazioni e organizzazioni non governative da tutto il mondo.

INEW chiede agli stati e agli altri attori rilevanti di riconoscere che l’impiego di armi esplosive nelle aree popolate può causare gravi danni alle persone e alle comunità e ulteriori sofferenze dovute al danneggiamento delle infrastrutture vitali; battersi per contrastare tali conseguenze e sofferenze in ogni situazione, rivedere e rafforzare le politiche e le pratiche internazionali sull’uso delle armi esplosive e raccogliere e mettere a disposizione i dati rilevanti sul fenomeno; impegnarsi per la piena attuazione dei diritti delle vittime e dei sopravvissuti; elevare il livello degli standard internazionali, prevedendo la proibizione e la restrizione sull’uso delle armi esplosive nelle aree popolate.

Nel 2017 INEW ha lanciato la campagna internazionale “Stop bombing towns and cities”, con iltriplice scopo di incrementare la conoscenza e la consapevolezza dei danni causati dalle armi esplosive usate nelle aree popolate; formulare raccomandazioni agli Stati o agli attori non Statali ritenuti importanti per la causa affinché adottino politiche nazionali e standard internazionali per limitare i danni causati dalle armi esplosive e pianificare attività di sensibilizzazione e di pressione politica da parte delle organizzazioni della società civile, incluse ricerche, incontri con rappresentati istituzionali e parlamentari, campagne pubbliche e sviluppo di materiale dicomunicazione per i media. La campagna internazionale è coordinata in Italia dall’AssociazioneNazionale Vittime Civili di Guerra.

Nobel per la Pace 2018 a Nadia Murad e al Dr.Denis Mukwege

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Comunicato Stampa
Nobel per la Pace 2018 a Nadia Murad e al Dr.Denis Mukwege: un Nobel alla dignità delle sopravvissute alla violenza sessuale come arma di guerra

(Roma 5 ottobre 2018) Il Premio Nobel per la Pace 2018 è stato assegnato a Nadia Murad ed al Dr. Danis Mukwege con la seguente motivazione “per i loro sforzi per porre fine all’uso della violenza sessuale come arma di guerra nei conflitti armati”.
Stupro e violenza sessuale, usati in maniera diffusa e sistematica, sono considerati delle vere e proprie armi al servizio di tattiche e strategie di guerra, in grado di distruggere non solo la singola persona, ma i legami di intere comunità. Rappresentano una minaccia alla pace ed alla sicurezza internazionale e possono costituire crimine di guerra, contro l’umanità e genocidio.

Il prestigioso riconoscimento celebra l’impegno ed il coraggio di chi sulla propria ha vissuto l’orrore della violenza sessuale come arma, come testimonia la storia di Nadia e di chi come il Dr. Mukwege si è sempre schierato dalla parte delle donne vittime di queste atrocità, elaborando un sistema olistico di cura e lavorando affinché le sopravvissute stesse si facessero agenti del cambiamento. Ci piace pensare che quest’anno il Nobel per la Pace abbracci però tutte le donne che hanno vissuto questo terrore in Afghanistan, Bosnia, Colombia, Costa d’Avorio, Mali, Nepla, Repubblica Centrale Africana, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sri Lanka, Sudan e Sud Sudan, così come in Iraq, Libia, Myanmar, Siria e Yemen.

“Oggi, per tutti noi che lavoriamo affinché la comunità internazionale si impegni a porre fine allo stupro come arma di guerra è una giornata importantissima! Il riconoscimento attribuito a Nadia Murad e Denis Mukwege deve riportare all’attenzione delle Istituzioni Internazionali e Nazionali le storie, le vite, i bisogni delle vittime di questa orribile strategia di guerra che vede nelle donne l’estensione del campo di battaglia e gli uomini come strumento di violenza e terrore, capaci di abdicare al principio di umanità nel pieno disprezzo del rispetto della vita e della dignità umana” afferma Tibisay Ambrosini coordinatrice nazionale della Campagna Italiana Stop Rape and Gender Violence in Conflict (Stop Rape Italia). “Attraverso la notorietà del Premio speriamo si riesca a far avanzare le richieste delle reti di sopravvissute per un risarcimento omnicomprensivo che vada dalle cure all’accesso alla giustizia fino al reinserimento socio-economico. Inoltre, poiché la cultura della violenza è radice comune alla violenza sulle donne, uniamo la nostra voce a quella di Nadia nel richiamare l’attenzione internazionale sugli abusi commessi dagli uomini contro le donne in tutto il mondo” conclude Ambrosini.

“Venire a conoscenza di un riconoscimento di tale importanza per due personaggi il cui impegno contro gli stupri di guerra è stato, è e continuerà ad essere presente nella loro quotidianità, riempie d’orgoglio i nostri cuori. Ci piace pensare che sostenere e scendere in campo affiancando Stop Rape Italia possa aiutare alla diffusione del grido contro la violenza sulle donne come arma di guerra” afferma Chiara Tiddi capitano della Nazionale Italiana di Hockey Prato e ambasciatrice per Stop Rape Italia. In Italia prosegue la Campagna Stop Rape Italia, lanciata il 19 giugno presso il Senato della Repubblica, in occasione della III Giornata Internazionale indetta dalle Nazioni Unite per l’eliminazione della violenza sessuale dai conflitti.

Grazie al supporto dell’Associazione fondatrice Campagna Italiana contro le Mine, di Michela Andreozzi attrice e regista che ci ha prestato il suo volto, e delle realtà che hanno aderito come l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (ANVCG), la Nazionale Femminile di Hockey Prato, la Scuola Yoga Roma, la squadra amatoriale di runners Stoprapeitalia proseguiremo il nostro impegno di sensibilizzazione e di supporto concreto alle sopravvissute. Il nostro impegno continua ad essere quello di promuovere un rafforzamento del ruolo delle donne, delle organizzazioni locali di donne, in particolare sopravvissute; supportare lo sviluppo di norme e iniziative giuridiche all’interno dei contesti di crisi sul tema in questione; lavorare affinché le volontà politiche si trasformino in azioni concrete sul campo.

www.stoprapaitalia.it

CS – Il successo nell’eliminazione delle Bombe Cluster

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Il successo nell’eliminazione delle Bombe Cluster rafforza l’urgenza di fermare nuovi attacchi da parte degli Stati che si ostinano nel loro utilizzo 

Comunicato stampa 

Roma 30 agosto 2018: a dieci anni dalla sua adozione la Convenzione sulle Munizioni Cluster (CCM) registra un impressionante record di successi dovuti al determinato impegno dimostrato dagli Stati Parte nell’adempiere alle disposizioni vincolanti contenute nella Convenzione, questo è quanto emerge dal Report annuale presentato oggi dalla Cluster Munition Coalition (CMC) presso le Nazioni Unite a Ginevra.

Il Cluster Munition Monitor è giunto alla sua nona edizione ed è stato curato dalla Cluster Munition Coalition. Il report fotografa le attività relative all’anno 2017 includendo informazioni con riferimento fino ad agosto 2018 possibilmente e copre, facendo riferimento alla Convenzione sulle Munizioni Cluster come principale quadro di riferimento, l’andamento internazionale della politica di messa al bando, identificazione e bonifica delle zone contaminate, distruzione di scorte, incidenti causati da questi ordigni e gli sforzi per garantire sia i diritti sia che vengano soddisfatti i bisogni delle vittime.

Il report verrà distribuito a Ginevra in occasione dell’8 Meeting degli Stati Parte alla Convenzione sulle Munizioni Cluster che si svolgerà a Ginevra presso le Nazioni Unite dal 3 al 5 settembre.

Un primo segnale di successo contenuto nel Cluster Munition Monitor 2018 è rappresentato dai risultati ottenuti nella distruzione delle scorte di munizioni cluster. Nel 2017 sono state distrutte da sette Stati Parte un totale di 33.551 munizioni cluster e oltre 1.7 milioni di submunizioni. Inoltre, Croazia, Cuba Slovenia e Spagna hanno completato la distruzione delle loro rispettive scorte.

Con l’accesso dello Sri Lanka (marzo 2018) il numero degli Stati Parte alla Convenzione sulle Munizioni Cluster (CCM) è salito a 103. Altri 17 Stati hanno firmato ma non ancora ratificato la Convenzione.

Nel mese di dicembre 142 Stati, tra sui 32 non firmatari della CCM hanno adottato una Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a supporto della Convenzione sulle Munizioni Cluster. Gli unici due paesi a votare contro sono stati la Russia e lo Zimbabwe.

Il fatto che molti Stati che pur non avendo ancora firmato la Convenzione che mette al bando le munizioni cluster esprimano il loro sostegno attraverso una Risoluzione ONU e condannando nuovi usi di questi ordigni, ci dimostra che, come fu per le mine, lo stigma contro queste armi cresce sempre di più” dichiara Giuseppe Schiavello direttore della Campagna Italiana contro le mine “Proprio per questo motivo dobbiamo intensificare gli sforzi per arginare questi ordigni anche dal punto di vista finaziario come stiamo cercando di fare con l’approvazione immediata del ddl S1 “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo1 indispensabile strumento normativo per il contrasto a ordigni”conclude Schiavello

1 Approvato dall’Assemblea della Camera dei Deputati (C.4096) il 3 ottobre 2017 con votazione nominale a scrutinio simultaneo: favorevoli 389, contrari 0, astenuti 3, votanti 389, presenti 392, in data 27 ottobre 2017 è stata rinviata alle Camere dal Presidente della Repubblica con messaggio motivato per una nuova deliberazione ai sensi dell’articolo 74 della Costituzione indicando un vulnus costituzionale al Comma 2 dell’art 6.

Assegnato in data 07 novembre 2017 alla VI Commissione Finanze e Tesoro del Senato (S.57 BIS) è stato emendato al fine di recepire l’appunto di nota di rinvio alle Camere apportando un emendamento al Comma 2 dell’art 6 (Sanzioni) della legge.

Secondo il Cluster Munition Monitor 2018 sono stati registrati 289 nuovi incidenti causati da munizioni cluster. Il numero riportato però è sicuramente inferiore rispetto all’effettivo totale.

Sono stati registrati incidenti causati da munizioni cluster in 8 paesi e due altre aree nel 2017. Il paese dove è stato registrato il più alto numero di incidenti è la Siria con 187 incidenti riportati (negli ultimi 5 anni il 77% degli incidenti provocati dalle munizioni cluster registrati a livello mondiale è accaduto in Siria) mentre 32 incidenti sono stati riportati in Laos a causa delle munizioni cluster residuo dei bombardamenti da parte degli Stati Uniti nel 1960 e 1970.

A livello mondiale il 99% degli incidenti riportati nel 2017, dove lo status era disponibile, ha coinvolto civili.

Il dato sugli incidenti di offre lo spunto per una riflessione sulla pericolosità di queste armi che sono in grado di provocare vittime non solo durante i conflitti come in Siria e Yemen, ma anche in paesi come il Laos dove rappresentano l’eredità di conflitti conclusi oltre vent’anni fa” dichiara Santina Bianchini Presidente della Campagna Italiana contro le mine “ questo ci dimostra quanto siano importanti le attività di individuazione e bonifica delle aree contaminate unitamente alla condanna dell’uso di questi ordigni che colpiscono in particolar modo i civili” conclude Bianchini.

Relativamente all’impiego di questi ordigni le forze del governo siriano hanno continuato ad utilizzare munizioni cluster con il supporto della Russia nello scorso anno.

Anche in Yemen è proseguito l’impiego di munizioni cluster da parte della coalizione guidata dall’Arabia Saudita, ma c’è stata una significativa diminuzione di attacchi riportati.

Nessuno dei paesi che ha utilizzato munizioni cluster in Siria e in Yemen ha firmato la Convenzione sulle Munizioni Cluster.

Al mondo rimangono26 Stati contaminati da questi ordigni, compresi 12 Stati Parte della Convenzione sulle Munizioni Cluster. Nessuno Stato ha completato nello scorso anno l’attività di bonifica.

La Convenzione sulle Munizioni Cluster (CCM) è stata adottata e aperta alla firma nel 2008, entrando in vigore il 1° agosto 2010. Il testo del trattato proibisce le munizioni cluster, impone la distruzione delle scorte in 8 anni e la bonifica delle zone contaminate da munizioni cluster in 10 anni e il fornire assistenza alle vittime di questi ordigni.

Le munizioni a grappolo sono sparate da artiglieria, da razzi o lanciate da aerei, una volta aperte in aria rilasciano bombe a grappolo più piccole o submunizioni con una copertura pari a quella di un campo da calcio.

Spesso le submunizioni non esplodono al primo impatto, lasciando sul terreno dei residuati pericolosi quanto e come le mine antipersona fino a che non vengono rimose e distrutte.

Per interviste:

Giuseppe Schiavello 340/ 4759230

Per materiali:

Tibisay Ambrosini 348/1049619

t.ambrosini@campagnamine.org

SPOT VIDEO

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Grazie alla Congolose Campaign To Ban Landmines per aver realizzato e diffuso questo spot, per informare la popolazione congolese circa il pericolo delle munizioni cluster ed il loro impatto sui civili, e per chiedere alla Repubblica Democratica del Congo di aderire alla Convenzione sulle Munizioni Cluster entro il 2018.

Thanks to the Congolose Campaign To Ban Landmines to make and share this this spot video to inform the Congolese people about cluster munitions ‘s problem and their impact on civilians. Moreover it is a very good tool to call the Democratic Republic of Congo to join the Convention on Cluster Munition in 2018.