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NEWSLETTER 2/2020

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Newsletter marzo-aprile 2020

Angolo del Direttore

“Io sono perché noi siamo”

Care lettrici, cari lettori, vorrei aprire questo nuovo numero della nostra newsletter con questo pensiero della filosofia Ubuntu, che in lingua bantu significa “benevolenza verso il prossimo”.

Mai come in questo momento in cui stiamo sperimentando un isolamento forzato a causa del covid 19, sebbene nella comodità e sicurezza delle nostre case, credo sia importante una riflessione sull’altro, sulle relazioni tra le persone, sul prossimo come parte integrante del nostro pensiero e del nostro vivere quotidiano.

La tecnologia ci sta supportando in larga misura a cercare di rimanere “connessi” con gli altri, ma da questo sostegno multimediale sono ancora in molti ad essere estromessi. Pensiamo alle persone anziane, ai nullatenenti, ai senzatetto a coloro che facevano la spesa secondo quello che guadagnavano durante la giornata.

Pensando a loro riscopro il significato di una parola da noi tante volte usata nei testi dei nostri progetti e documenti: cooperazione e solidarietà, e ripenso il ruolo che abbiamo come società civile.

Per cooperare sono fondamentali elementi come la fiducia e la capacità di aprirsi, cooperare significa anche agire in modo responsabile per stare insieme per essere solidali basta un pizzico di empatia.

Oggi più che mai siamo chiamati a questa responsabilità. Questa emergenza sanitaria ci costringe a riflettere sul nostro agire individuale con una responsabilità e consapevolezza di quanto le nostre azioni impattino sugli altri, su tutti gli altri. Pensare agli altri per evitare gli accaparramenti ingiustificati di beni necessari a tutti, pensare a tutti noi come comunità da proteggere per limitare autonomamente il nostro bisogno di uscire.

Per noi l’altro è sempre stato non solo parte integrante del nostro pensiero, una motivazione costante e primaria del nostro agire. Anche contro questo comune nemico è così, un esempio per tutti le varie associazioni che si sono occupate di tradurre in tutte le lingue necessarie le indicazioni per contrastare questo virus, così da raggiungere tutte le comunità straniere presenti sul nostro territorio e comunicarlo in anticipo a chi ancora non era travolto dal problema.

Stiamo a casa, facciamo il nostro dovere, siamo responsabili, le nostre azioni non ricadono solo su di noi, contribuiamo a costruire un clima di fiducia in cui il benessere comune sia la priorità. Oggi più che mai tutte le forze politiche hanno sotto gli occhi il risultato del loro operato, nessuna scusa. Assumetevi le vs. responsabilità.

Anche da casa si può continuare a dare il proprio contributo affinché le cose continuino a muoversi. Così come ha fatto il nostro team di redazione che, malgrado le difficoltà, ha voluto fortemente che questa newsletter uscisse, per dare un segno di speranza, per parlare e leggere anche di altro.

Abbiamo pensato ad un numero particolarmente dedicato alle donne dato che le iniziative che avevamo previsto per celebrare la Giornata Internazionale delle donne sono state annullate come ben sapete.

Troverete così il riferimento ad una ricerca realizzata dal Mine Action Canada (MAC) sulle donne impiegate nella Mine Action ed un interessante approfondimento a cura di Daria Ermini sul processo Bemba e la sua importanza nell’ambito del riconoscimento dello stupro come crimine di guerra.

Un grazie particolare a Massimiliano Vado, intervistato dalla nostra Ginevra, che oltre a rappresentare un esempio di mascolinità positiva, insieme a tutta la squadra di Ad Alta Voce, ha continuato a provare in attesa di tempi migliori, on line a distanza, per non fermarsi!

Non potevamo infine non dire la nostra sulla decisione dell’amministrazione Trump rispetto all’uso delle mine antipersona.

Noi non ci fermiamo, non ci facciamo fermare e contrastiamo l’isolamento, la paura, le preoccupazioni facendo il nostro, da casa, anche per il doveroso rispetto e la gratitudine che dobbiamo a chi sta affrontando questa emergenza in prima linea.

Grazie a medici ed infermieri, agli operatori del 118, ai portantini, alle forze dell’ordine, ai camionisti, ai portieri degli stabili che ricevono pacchi in continuazione perché tutto ordiniamo on line mettendo a rischio la loro vita.  Grazie ancora a tutti i lavoratori e lavoratrici che stanno permettendo con impegno e professionalità che tanti servizi restino attivi. Molti probabilmente desidererebbero restare in famiglia al sicuro, eppure ogni giorno sono li. Ecco, quando tutto questo sarà finito, non dimentichiamolo. Definirli eroi è fragile poesia, ricordarsene è gratitudine e rispetto. Ma non scordiamoci neanche che i medici e tutti gli operatori sanitari stanno operando senza le protezioni necessarie…

Se la nostra sanità pubblica non fosse stata saccheggiata da tutti -indistintamente- oggi non andrebbe così. La sanità era un tempio in cui mercanti di tutti i tipi hanno fatto e continuano a fare i loro affari.

Cooperiamo insieme per uscire da questa emergenza, agiamo come una comunità responsabile, inclusiva e solidale e domani, potremo chiedere ai mercanti di uscire dal tempio o accompagnarli fuori.

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Mague RDC

CS – Omicidi in famiglia, femminicidi e armi: come prevenire l’illegittima offesa?

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CS – L’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (OPAL) di Brescia e la Rete italiana per il disarmo promuovono sabato 8 febbraio (ore 15-18.00) presso la sede dei Missionari Saveriani di viale Trento 119 a Vicenza il convegno “Omicidi in famiglia, femminicidi e armi: come prevenire l’illegittima offesa?”. La seconda parte dell’incontro saràdedicata ad una Tavola rotonda sul salone fieristico delle armi HIT Show, la cui sesta edizione inizierà il giorno stesso a Vicenza.

Il Convegno “Omicidi in famiglia, femminicidi e armi: come prevenire l’illegittima offesa?”avrà come relatori Fabio Piacenti (Presidente di EURES Ricerche Economiche e Sociali) che interverrà sul tema “Omicidi in famiglia e femminicidi in Italia”, Giorgio Beretta (Analista dell’Osservatorio OPAL) sul problema degli “Omicidi in famiglia con armi legalmente detenute”,Gabriella Neri (Presidente dell’associazione “Ognivolta” di Viareggio) che relazionerà su come“Prevenire i delitti con armi legalmente detenute”, Francesca Sogne (Centro Antiviolenza di Vicenza – CeAV) e Sonia Bardella (Centro “Donna chiama Donna” di Vicenza) che presenteranno ilproblema delle “Violenze in famiglia e violenza sulle donne a Vicenza” e le attività dei rispettivi centri. Introduce e modera Lorenza Zago (Giornalista de “La voce dei Berici”).

Il Convegno intende favorire un approfondimento e un ampio confronto su un tema di particolare attualità come gli omicidi in famiglia e i femminicidi nel contesto della violenza di genere con specifica attenzione alle questioni relative alla detenzione legale di armi da fuoco, alla prevenzione e alla tutela delle vittime e dei loro familiari.

La seconda parte sarà dedicata ad una Tavola rotonda sul tema “Fiere di armi e HIT Show di Vicenza”. L’Osservatorio OPAL di Brescia e Rete italiana disarmo, fin dalla prima edizione delsalone fieristico hanno evidenziato l’anomalia di HIT Show nel contesto delle fiere espositive diarmi dei paesi dell’Unione europea. HIT Show si contraddistingue, infatti, per essere l’unico salone in cui vengono esposte tutte le tipologie di armi cosiddette “comuni” (cioè tutte le armi tranne quelle catalogate “da guerra”) a cui è permesso l’accesso al pubblico compresi i minorenni“accompagnati da un adulto”, nel quale non è previsto alcun divieto iniziative di chiara rilevanza politica (raccolte di firme per iniziative di legge, per petizioni e campagne) ed eventi “culturali” conrappresentanze di una sola parte politica. Il salone fieristico si è andato così caratterizzando come

un’operazione ideologico-culturale, e di recente anche politico-elettorale, a favore della diffusione delle armi in Italia.

A fronte di queste gravi anomalie, l’Osservatorio OPAL di Brescia e la Rete italiana disarmo già negli anni scorsi hanno presentato precise proposte e hanno chiesto alle amministrazioni comunali di Rimini e di Vicenza di assumere le necessarie iniziative per pervenire ad un rigoroso regolamento di HIT Show. Le proposte avanzate dalle due associazioni sono state alla base di diverse iniziative (mozioni, ordini del giorno, ecc.) presentate e votate nei Consigli Comunali di Rimini e di Vicenza e interrogazioni sono state presentate anche nei Consigli regionali del Veneto edell’Emilia Romagna.

Il Convegno e la Tavola Rotonda sono promossi dall’Osservatorio OPAL di Brescia e dallaRete Italiana Disarmo. Aderiscono le seguenti associazioni di Vicenza: Arci Servizio Civile, Associazione Papa Giovanni XXIII, Banca Popolare Etica, Beati i costruttori di Pace, CGIL, CISL, Cristiani per la pace, FIOM-CGIL, Movimento dei Focolari, Movimento Gocce di Giustizia, Movimento Internazionale della Riconciliazione (MIR), Movimento Nonviolento, Pax Christi, Ufficio Diocesano per la Pastorale Sociale e del Lavoro. La Voce dei Berici è media partner.

Per contatti stampa:
- Piergiulio Biatta (Presidente OPAL) Email: piergiulio.biatta@gmail.com - Cellulare: 338/868.4212- Francesco Vignarca (Rete Disarmo) – Email: segreteria@disarmo.org - Cellulare: 328/339.9267
- Giorgio Beretta: (Analista OPAL) – Email: berettagiorgio@gmail.com - Cellulare: 338/304.1742
- Segreteria di OPAL: info@opalbrescia.org

L’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le Politiche di Sicurezza e Difesa (OPAL) di Brescia è un’associazionedi promozione sociale attiva dal 2004, promossa da diverse realtà dell’associazionismo bresciano e nazionale (Diocesi di Brescia, Collegio delle Missioni Africane dei Missionari Comboniani, Associazione per l’Ambasciata della DemocraziaLocale a Zavidovici - Onlus, Camera del Lavoro Territoriale di Brescia “CDLT”, Pia Società di San Francesco Saverio perle Missioni Estere dei Missionari Saveriani, Servizio Volontario Internazionale – S.V.I.) e da singoli aderenti, per diffondere la cultura della pace ed offrire alla società civile informazioni di carattere scientifico circa la produzione e ilcommercio delle “armi leggere” con approfondimenti sull’attività legislativa di settore. Membro della Rete Italiana per il Disarmo, l’Osservatorio, ha promosso a Brescia diversi convegni, rassegne cinematografiche e spettacoli teatrali edha pubblicato sei annuari di cui l’ultimo dal titolo “Commerci di armi, proposte di pace. Ricerca, attualità e memoria per il controllo degli armamenti”, Editrice GAM, 2014 nel quale sono presenti due ampi studi sulla produzione e esportazione di armi italiane e bresciane. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito: www.opalbrescia.org.

La Rete Italiana per il Disarmo è un organismo nazionale di coordinamento sulle tematiche della spesa militare e del controllo degli armamenti. Fondata nel 2004 è composta dalle seguenti associazioni: ACLI, Archivio Disarmo, ARCI, ARCI Servizio Civile, Associazione Obiettori Nonviolenti, Associazione Papa Giovanni XXIII, Associazione per la Pace, Assopace Palestina, Beati i costruttori di Pace, Centro Studi Difesa Civile, Conferenza degli Istituti Missionari in Italia, Coordinamento Comasco per la Pace, FIM-Cisl, FIOM-Cgil, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, GLAM della FCEI, Gruppo Abele, Libera, Movimento Internazionale della Riconciliazione, Movimento Nonviolento, Noi siamo Chiesa, Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere - OPAL Brescia, Pax Christi, Un ponte per…. Tutte le informazioni sonodisponibili sul sito: www.disarmo.org.

CS – US Policy Reversal At Odds With Global Mine Ban Consensus

Unknown

***PRESS RELEASE***

US Policy Reversal At Odds With Global Mine Ban Consensus

(Geneva, 3 February 2020) - The announcement on Friday by the United States reversing its policy stance on antipersonnel landmines, is a step backwards in the steady progress towards achieving a mine-free world. The new United States policy rolls back prohibitions on landmine production and use which it put in place in 2014. The new policy contrasts starkly with the US’ role as the single largest contributor to mine clearance efforts globally.

Working for a world free of landmines and cluster munitions

“This announcement flies in the face of 20 plus years of progress towards eliminating the human suffering caused by landmines and comes just weeks after most of the countries in the world recommitted to achieving a mine-free world by 2025, at the Fourth Review Conference of the Mine Ban Treaty” said ICBL-CMC Director Hector Guerra. “Regardless of the US position, the international community will continue its work to eliminate these terrible weapons” Guerra added.

In November 2019 States Parties to the Treaty met in Norway where they established the Oslo Action Plan to clear landmine contaminated lands and destroy stockpiles of the weapon by 2025. The only actors using landmines today are the government of Myanmar, and non-state armed groups, according to the 2019 Landmine Monitor report.

“It is extremely sad news to hear the US leadership denounce this life-saving treaty which has been adopted by most of the world” said Bekele Gonfa, Executive Director, Survivors Recovery and Rehabilitation Organization (Ethiopia). “As a landmine survivor I stand with mine-affected communities around the world and the international mine ban community in condemning production, use, and stockpiling of anti-personnel mines and working towards the mine-free 2025 goal.”

Under the 1997 Mine Ban Treaty, landmine production, use and stockpiling were banned due to the indiscriminate nature of the weapon which overwhelmingly kills and maims civilians. The Treaty has been immensely successful in reducing landmine casualties and establishing a global norm against production and use of landmines so strong that it is adhered to even by states not party.

The International Campaign to Ban Landmines was awarded the Nobel Peace Prize together with Jody Williams in 1997 for its work in advocating for a global mine ban. It has been instrumental in bringing civil society and landmine survivor voices into the diplomatic arena. ICBL campaigners around the world work in a spirit of cooperation with their governments and other partners to ensure countries fulfill the promise of the Mine Ban Treaty.

International Campaign to Ban Landmines – Cluster Munition Coalition
Ecumenical Centre, Route de Ferney 150, P. O. Box 2100, CH-1211 Geneva 2, Switzerland
Tel. +41 (0) 22 920 0325 Fax. +41 (0) 22 920 0115 Email: info@icblcmc.org Website: icblcmc.org

CS – NUOVA POLITICA DEGLI STATI UNITI SULLE MINE ANTIPERSONA

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COMUNICATO STAMPA (Roma 3 febbraio 2020) – Lo scorso 31 gennaio gli Stati Uniti hanno annunciato la cancellazione della politica, voluta dall’Amministrazione Obama, per proibire alle forze militari statunitensi l’utilizzo delle mine antipersona fuori dalla penisola coreana.

La nuova politica promulgata dal Dipartimento della Difesa autorizzerà l’impiego in circostanze eccezionali dimine antipersona “evolute e non persistenti”.

In maniera analoga già nel dicembre 2017, l’Amministrazione Trump annunciò una nuova politica che metteva fine alla scelta di non utilizzare munizioni cluster.

“ Il passo indietro degli Stati Uniti ci dimostra che non bisogna mai abbassare la guardia sui temi del Disarmo Umanitario al contrario occorre un lavoro costante di monitoraggio, promozione ed educazione al rispettodei diritti umani, e all’esigenza di una più chiara priorità nel voler proteggere i civili” dichiara Giuseppe Schiavello direttore della Campagna Italiana contro le mine1 “ il Trattato per la messa al bando delle mine antipersona, che ha contribuito a salvare milioni di vite e a supportare le vittime di questi ordigni subdoli e indiscriminati, è uno dei Trattati più firmati al mondo con 164 Stati Parte, tra cui tutti gli altri membri della NATO. Molti altri Stati sono stati spinti da una pressione morale internazionale a bloccare l’utilizzo, laproduzione o la vendita di queste armi subdole ed inumane e ciò rende ancor più inaccettabile il gesto del presidente Trump” prosegue Schiavello.

Gli Stati Uniti in passato hanno distrutto milioni di mine presenti negli arsenali, dal 1991 non hanno più impiegato queste armi, non hanno più esportato dal 1992 e dal 1997 non ne hanno più prodotte, difficile quindi credere alla necessità di questi ordigni per la sicurezza dei militari statunitensi.

Il Diritto Umanitario Internazionale proibisce espressamente l’uso di armi in grado di uccidereindiscriminatamente. Nel 2018 il 71% degli incidenti da mina registrati ha coinvolto civili, di cui 1714 erano bambini. Inoltre, negli ultimi anni le mine antipersona sono state impiegate solo da regimi conosciuti per non rispettare i Diritti Umani come Burma e Siria e da gruppi armati non statali come l’ISIS e Talebani. La decisionedegli USA, non solo si discosta dall’andamento della comunità internazionale che condanna qualunque uso,per qualunque ragione in qualunque luogo delle mine antipersona, ma ancora peggio fornisce una sorta di“legittimazione” ai gruppi armati ed agli Stati che ancora ne fanno uso.

“Siamo consapevoli che per contrastare situazioni come queste occorre promuovere il Disarmo Umanitario su diversi campi, per questo motivo ormai da circa 10 anni stiamo promuovendo il disegno di legge “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo” perché non basta mettere al bando questi ordigni bisogna anche agire sui flussi finanziari che permettono la loro produzione. Solo con un’azione integrata si riuscirà a fermare questo mercato di morte che non trova, non deve trovare nella sicurezza delle forze armate a scapito delle popolazioni civili, alcuna giustificazione. Noi come Italia possiamo dare il nostro contributo con la definitiva approvazione del ddl C1813 che pero’ è stato stranamente «congelato» nella Commissione Finanze della Camera in attesa di calendarizzazione.” conclude Schiavello.

1 La Campagna Italiana contro le mine è membro della International Campaign to ban Landmines (ICBL) colaureata Premio Nobel per la Pace 1997.

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Per interviste e informazioni:

Giuseppe Schiavello

g.schaivello@campagnamine.org

340/4759230

CS – US: Trump Administration Abandons Landmine Ban

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Human Rights Watch, che presiede insieme al Premio Nobel per la Pace 1997 Jody Williams la International Campaign to ban Landmines (ICBL) risponde all’annuncio dell’amministrazione Trump di cambiare la propria politica sulle mine antipersona   https://www.whitehouse.gov/briefings-statements/statement-press-secretary-107/

CS – HRW January 31, 2020

(Washington, DC) – The Trump Administration’s decision to cancel a policy to eliminate all antipersonnel landmines reverses years of steady steps toward alignment with the 1997 treaty banning the weapons, Human Rights Watch said today. The new United States policy rolls back the US prohibitions on landmine production and use.

“Most of the world’s countries have embraced the ban on antipersonnel landmines for more than two decades, while the Trump administration has done a complete about-face in deciding to cling to these weapons in perpetuity,” said Steve Goose, director of the arms division at Human Rights Watch. “Using landmines, which have claimed so many lives and limbs, is not justified by any country or group under any circumstances.”

The new policy repeals a 2014 policy directive issued by the Obama administration, which banned US production and acquisition of antipersonnel landmines, as well as their use outside of a future conflict on the Korean Peninsula. The directive included a commitment not to assist, encourage, or induce other nations to use, stockpile, produce, or transfer antipersonnel mines.

The US participated in the Ottawa Process, which led to the creation of the 1997 Mine Ban Treaty. The Clinton administration set the goal of joining in 2006. However, in 2004, the Bush administration announced a new policy rejecting the treaty. The 2014 policy by the Obama administration once again set the goal of joining the Mine Ban Treaty, but President Barack Obama never sent the treaty to the Senate recommending US accession.

A total of 164 countries are party to the Mine Ban Treaty, which entered into force on March 1, 1999. Human Rights Watch chairs the International Campaign to Ban Landmines, 1997 Nobel Peace Laureate, together with Jody Williams.

“With this policy, the US is marching out of step with its allies,” said Goose. In recent years, landmines have only been used by regimes known for their human rights abuses in Burma and Syria, and by non-state armed groups like ISIS.

While the administration claims landmines are necessary for US forces, the US has not used antipersonnel mines since 1991, has not exported them since 1992, has not produced them since 1997, and has destroyed millions of stockpiled mines.

Similarly, in December 2017, the Trump administration announced a new policyending a longstanding US policy not to use unreliable cluster munitions and to destroy its stocks, a move that completely disregarded the widely accepted international ban on these weapons. Cluster munitions typically open in the air, dispersing multiple bomblets or submunitions over a wide area. Many submunitions fail to explode on initial impact, leaving unexploded duds that can act like landmines for years to come unless cleared and destroyed.

“Trump’s new policy to use antipersonnel mines any time anywhere in the world is a retrograde action that should be condemned,” Goose said. “All presidential candidates should endorse the goal of banning landmines.”

NEWSLETTER 1/2020

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Care lettrici, cari lettori,

iniziamo il 2020 con questo numero della nostra newsletter, pronti per un anno pieno di appuntamenti, iniziative e sfide!

L’anno che si è concluso ci ha visto impegnati in moltissime attività che abbiamo condiviso con voi con l’aiuto delle penne/tastiere del nostro staff di redazione e con l’ausilio dei canali social.

Appuntamenti di rilevanza internazionale si sono affiancati ad importanti iniziative nazionali che abbiamo seguito con costante passione e impegno.

Abbiamo cercato di dare il nostro contributo come membri della International Campaign to ban landmines (ICBL) alla 4° Conferenza di Revisione del Trattato di messa al bando delle mine, partecipando alle consultazioni organizzate dalla ICBL nei mesi precedenti l’incontro per individuare le priorità da perseguire prima e partecipando alla settimana di lavori ad Oslo a fine novembre poi.

Abbiamo partecipato nel mese di settembre alla Fostering Partnerships Global Conference on Assistance to Victims of Anti-Personnel Mines and Other Explosive Remnants of War, and Disability Rights che si è svolta ad Amman in Giordania, con l’obiettivo di determinare i punti salienti da discutere sull’Assistenza alle Vittime proprio alla Conferenza di Oslo.

Con Stop Rape Italia siamo stati tra le associazioni selezionate per partecipare nel mese di marzo in Lussemburgo all’iniziativa voluta dalla Gran Duchessa Maria Teresa “Stand Speak Rise Up” dove abbiamo aderito all’appello per porre fine all’uso della violenza sessuale come arma di guerra.

Tra le varie iniziative “in casa” ci piace ricordare la partecipazione, ad aprile, al Villaggio per la Terra presso Villa Borghese a Roma dove, con il supporto del centro di Eccellenza C-IED dell’esercito italiano, abbiamo proposto alle bambine ed ai bambini presenti, un campo minato da bonificare con l’ausilio del personale dell’esercito e della loro strumentazione.

Sapete che una delle sfide che più ci sta a cuore e che vi abbiamo raccontato in questi anni è l’approvazione definitiva del ddl “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo”, ebbene lo scorso aprile il ddl è stato approvato al Senato, dedicheremo ora i prossimi mesi per raggiungere la definitiva approvazione.

Quanto costruito nel 2019 servirà da solide fondamenta per i nostri programmi in serbo per il 2020, su cui rinnovare il nostro impegno verso i Diritti Umani.

La Viceministra Claudia Del Re, in occasione della celebrazione della Giornata Internazionale per i Diritti Umani, tenutasi al Ministero degli Affari Esteri lo scorso dicembre, ha voluto sottolineare quanto in futuro la vera battaglia da condurre sarà quella in difesa dei Diritti Umani, i quali saranno sotto un costante attacco.

Noi ci saremo, sempre, a fare la nostra parte, per promuovere e tutelare i Diritti Umani delle popolazioni civili durante e post conflitto e per contribuire alla costruzione di un mondo più sicuro per tutti.

Prima di lasciarvi alla lettura degli articoli di Daria, Ginevra e Guia voglio cogliere questa occasione per augurarvi un sereno 2020 sempre al nostro fianco e soprattutto, al fianco di chi, ha bisogno del nostro aiuto.

Un particolare augurio a tutte le associazioni e i volontari impegnati sui vari fronti di solidarietà, ognuno con le proprie peculiarità ma con l’obiettivo comune di fare la propria parte per rendere questo mondo accogliente per tutti, per renderci meno distratti e confermare che non ci tireremo indietro.

Un pensiero speciale per Silvia Romano e la sua famiglia, tutti ci auguriamo che presto Silvia torni a casa, ai suoi affetti e ai suoi amici.

Giuseppe Schiavello

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4° Conferenza di Revisione del Trattato di messa al bando delle mine antipersona

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4° Conferenza di Revisione del Trattato di messa al bando delle mine antipersona: gli Stati riconfermano il proprio impegno per un mondo libero dalle mine entro il 2025

(Roma 30 Novembre 2019) –Durante la chiusura della 4° Conferenza di Revisione per un Mondo Libero dalle mine (Mine Free World), che si è svota ad Oslo in Norvegia, 88 Stati Parte al Trattato di messa al bando delle mine antipersona hanno adottato 50 punti d’azione per assicurare che la bonifica di campi minati così come gli altri obblighi del Trattato vengano raggiunti entro 2025.

La Conferenza ha riunito oltre 700 partecipanti, tra cui 12 paesi ancora non parte del Trattato e circa 30 tra organizzazioni internazionali ed ONG. La Campagna Italiana per la messa al bando delle mine (CICM) ha partecipato come membro della delegazione della Campagna Internazionale per la messa al bando delle mine (ICBL) composta da 180 rappresentanti.

La chiave per raggiungere l’obiettivo di un mondo libero dalle mine entro il 2025 è rappresentata dalla collaborazione tra la società civile e gli stati parte alla Convenzione di Ottawa, così come è stata rimarcata in questa settimana di lavori sotto la presidenza della Norvegia” dichiara Giuseppe Schiavello direttore della Campagna Italiana contro le mine “La Convenzione ha dimostrato di essere uno strumento di grande successo nell’eliminazione delle sofferenze causate dalle mine antipersona, ma un mondo libero dalle mine non significa un mondo senza vittime, per questo bisogna rafforzare gli sforzi nell’Assistenza alle Vittime, con servizi di qualità, accessibili e sostenibili per tutti i sopravvissuti, e cercare nella connessione con la Convenzione dei Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD) l’ispirazione per interventi sempre più d’impatto e innovativi”.

Durante i lavori della Conferenza solamente il Bangladesh ha condannato in maniera specifica l’uso recente di mine antipersona da parte del Myanmar, Stato non parte della Convenzione. Come riportato anche dal Landmine Monitor 2019 il Myanmar è l’unico paese ad aver fatto uso di questi ordigni nell’ultimo anno.

Altra nota negativa è stata rappresentata dal continuo fallimento di Grecia ed Ucraina nel completare la distruzione delle scorte di mine immagazzinate, undici e nove anni rispettivamente, dopo la data di scadenza.

Durante la sessione di chiusura dei lavori della Conferenza, il Ministro degli Affari Esteri della Norvegia ha passato il testimone della Presidenza della Convenzione al Sudan.

La Conferenza si è conclusa con l’approvazione dell’Oslo Action Plan, composto dai 50 punti che guideranno il lavoro degli Stati Parte per i prossimi 5 anni, e della Dichiarazione Politica di Oslo.

 Alla cerimonia di chiusura hanno partecipato anche 32 giovani donne provenienti da 18 paesi, che hanno assistito ai lavori della Conferenza di Revisione come parte della delegazione di ICBL, e che hanno raggiunto la Presidenza della Convenzione per rilasciare la loro dichiarazione.

Tutte noi qui, siamo la prova del forte impegno globale per un mondo libero dalle mine; non importa che lingua parliamo o da quale paese proveniamo” hanno dichiarato nel loro intervento congiunto. “La nostra generazione è pronta per contribuire a portare a conclusione il lavoro di liberare il mondo dalle mine antipersona, e ci aspettiamo che voi, in qualità di rappresentati di oltre 100 paesi, affronterete tutti gli sforzi necessari per raggiungere questo obiettivo entro il 2025”.

Landmine Monitor 2019

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Landmine Monitor 2019: con casi registrati in oltre 50 paesi il 2018 è l’anno con il più alto numero di incidenti dovuto a mine improvvisate fino ad oggi.

(Roma 21 novembre 2019): viene presentato oggi a Ginevra la 21° edizione del Landmine Monitor, lo strumento attraverso cui il Landmine and Cluster Monitor continua a monitorare in maniera inesorabile i progressi volti a raggiungere un mondo libero dalle mine grazie all’implementazione di quello che rappresenta il primo trattato di disarmo umanitario.

Il Report verrà anche presentato ad Oslo in occasione della 4 Conferenza di Revisione del Trattato di Messa al Bando delle Mine nella sezione dedicata ai Side Event.

Attualmente sono 164 gli Stati Parte al Trattato di messa al bando delle mine. Le Isole Marshall sono le ultime ad aver firmato e non hanno ancora ratificato. Le due adesioni più recenti sono lo Sri Lanka e lo Stato della Palestina (dicembre 2017).

Relativamente all’uso di queste armi dalla metà del 2018 ad ottobre 2019 il Landmine Monitor riporta l’impiego di mine antipersona da parte delle forze governative del Myanmar, che non è uno Stato Parte del Trattato.

Per quanto riguarda l’uso di mine antipersona da parte di attori non statali (NSAG) si registra in 6 paesi: Afghanistan, India, Myanmar, Nigeria, Yemen. Inoltre, ci sono accuse, non confermate, per l’uso di mine antipersona da parte di questi gruppi in Cameron, Colombia, Filippine, Libia, Mali, Somalia, Tunisia.

Per il quarto anno consecutivo, si sono avuti nel 2018, un numero eccezionalmente alto di incidenti registrati, dovuti a mine antipersona e residuati bellici esplosivi (ERW) compresi mine improvvisate, residui di munizioni cluster e altri ERW.

Nel periodo di riferimento del Report sono stati registrati 6.897 vittime tra persone decedute (3.059) e persone rimaste ferite (3.837). Per uno dei casi registrati non si hanno notizie dello stato della vittima. Gli incidenti si sono verificati in 50 paesi e altre aree, di cui 32 sono Stati Parte del Trattato di Messa al Bando delle mine. La percentuale maggiore delle vittime è rappresentata dai civili con il 71%. Purtroppo, di tutti gli incidenti che coinvolgono i civili il 54% riguarda bambini, con un aumento di 7 punti percentuale rispetto al totale del 2017 e 12 punti percentuale rispetto al 2016.

Il costante numero elevato di incidenti dipende in parte dai paesi teatro di conflitti armati o che sperimentano violenza su larga scala come: Afghanistan, Mali, Myanmar, Nigeria, Siria ed Ucraina. Per il terzo anno consecutivo, nel 2018, si è registrato il più alto numero di incidenti annuali causati da mine improvvisate (3.789), divenendo il 2018 l’anno con il più alto numero registrato di incidenti provocati da mine improvvisate ad oggi.

I dati contenuti nella nuova edizione del Landmine Monitor 2019 ci ricordano che, sebbene il Trattato per la Messa al Bando delle Mine sia una tra le convenzione con più adesioni, è necessario non abbassare la guardia nei confronti del pericolo che queste armi ancora oggi producono” dichiara Giuseppe Schiavello direttore della Campagna Italiana contro le mine “ bisogna insistere sul fermare quelli che definiamo investimenti esplosivi, ossia tutti quei finanziamenti che arrivano ad aziende produttrici di mine e munizioni cluster, e noi come Italia potremmo dare un enorme contributo in questo settore se solo si sbloccasse definitivamente la sorte del ddl 1813 “ Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona , di munizioni e submunizioni a grappolo” in attesa di calendarizzazione presso la Commissione Finanze della Camera dal 13 maggio 2019 e dieci anni dall’inizio del suo iter. Il nostro paese è impegnato in prima linea nel campo della Mine Action e non si comprende il perché di tanta lentezza su questa che potrebbe essere un’ulteriore buona pratica da condividere a livello internazionale.” conclude Schiavello.

Nel periodo preso in considerazione dal Landmine Monitor gruppi di attori non statali hanno prodotto mine improvvisate in Afghanistan, Colombia, Myanmar, Nigeria, Pakistan, Tunisia e Yemen.

Rimango ancora 60 paesi ed altre aree inquinate da mine antipersona, si tratta di 34 Stati Parte e 22 che ancora non hanno aderito al Trattato. Si ritiene che una contaminazione massiccia di mine antipersona (definizione che per ICBL-CMC corrisponde a più di 100km”) sia presente nei seguenti Stati Parte: Afghanistan; Angola; Bosnia ed Erzegovina, Ciad, Cambogia, Croazia, Iraq, Tailandia, Turchia e Yemen. Si ritiene che la stessa situazione si riscontri anche in Azerbaijan (Stato Non Parte) e nell’area del Western Sahara.

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Per interviste:

Giuseppe Schiavello

direttore

Campagna Italiana contro le mine onlus

g.schiavello@campagnamine.org

340/4759230

CS – AL VIA I NEGOZIATI SULLA DICHIARAZIONE POLITICA INTERNAZIONALE PER PROTEGGERE I CIVILI DALLE ARMI ESPLOSIVE

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Comunicato Stampa – Ginevra 18 novembre 2019 – Palazzo delle Nazioni – Sono partite oggi a Ginevra le consultazioni aperte per l’adozione di una dichiarazione politica internazionale sulle armi esplosive nelle aree popolate. L’inizio del percorso era stato sancito gli scorsi 1 e 2 ottobre a Vienna, dove la maggioranza degli Stati partecipanti alla Conferenza Internazionale sulla Protezione dei Civili nei conflitti urbani si era dichiarata a favore dell’avvio di un percorso diplomatico specifico per elaborare la dichiarazione allo scopo di garantire una maggiore protezione delle popolazioni civili nei conflitti armati.

L’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (ANVCG), parte della rete internazionale INEW – International Network on Explosive Weapons e coordinatrice in Italia della campagna contro le armi esplosive “Stop alle bombe sui Civili”, di cui sono parte Campagna Italiana Contro le Mine e Rete Italiana per il Disarmo, ha seguito i lavori per conto della rete italiana.

Dichiara Giuseppe Castronovo, cieco civile di guerra e Presidente Nazionale dell’ANVCG: “Il processo di elaborazione della dichiarazione che è iniziato oggi ha come unico scopo quello di affrontare i danni ai civili causati dalle armi esplosive. Perciò ci uniamo alle richieste di INEW, e insieme ai nostri partner Campagna Italiana Contro le Mine e Rete Italiana per il Disarmo, facciamo appello all’Italia affinché da oggi e per tutta la durata del processo negoziale del testo si faccia promotrice di tre principi cardine: 

  • riconoscere e limitare il devastante impatto umanitario delle armi esplosive a largo raggio sulle popolazioni civili; 
  • riconoscere che esistono degli effetti diretti e indiretti delle armi esplosive nelle aree popolate e che se ne tenga conto nella dichiarazione; 
  • riconoscere e garantire i diritti delle vittime e delle comunità colpite dalle armi esplosive attraverso adeguati programmi di assistenza. 

Questa dichiarazione non è una replica dei principi di diritto umanitario, quanto piuttosto uno strumento per la sua implementazione”

L’impiego delle armi esplosive nelle aree popolate è stato oggetto di un appello congiunto del Segretario Generale delle Nazioni Unite e della Croce Rossa Internazionale, che hanno chiesto agli Stati di rivalutare e adattare la scelta di armi e tattiche per evitare che queste provochino danni ai civili. Secondo Action on Armed Violence, parte della rete INEW, dal 2011 al 2018 si sono verificati oltre 300.000 attacchi nelle zone urbane e le vittime civili sono state 231.909.  Le stime riportano che il 90% delle vittime delle armi esplosive nelle guerre urbane appartiene alla popolazione civile.

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Per ulteriori informazioni:

Sara Gorelli

E-mail: sara.gorelli@anvcg.it

Tel: 06/5923141 – 3382783904

www.inew.org

www.anvcg.it

Scheda sulla violenza esplosiva 2018

Le armi esplosive nelle aree popolate sono state più volte identificate come un problema umanitario globale e prioritario nei rapporti sulla Protezione dei Civili nei conflitti del Segretario Generale delle Nazioni Unite e come la causa primaria di danni ai civili nei conflitti armati secondo le dichiarazioni di oltre 100 stati. Lo scorso 18 settembre 2019 il Segretario Generale delle Nazioni Unite e il Presidente della Croce Rossa Internazionale hanno rilasciato un appello congiunto per fermare la violenza esplosiva causata da queste armi anche attraverso lo sviluppo di una dichiarazione politica internazionale.

- Secondo Action on Armed Violence nel 2018 le vittime della violenza esplosiva in tutto il mondo sono state 32.110. Di queste, 22.342 sono civili (70%)

- Nel 2018 20.384 civili sono stati uccisi o feriti da armi esplosive usate in zone urbane

- Quando le armi esplosive sono usate nelle zone urbane, il 90% delle vittime appartiene alla popolazione civile. La percentuale scende intorno al 10-20% quando sono usate nelle aree non urbane, dove non c’è concentrazione di civili

- Per il primo anno, nel 2018, l’impiego delle armi esplosive da parte di attori statali ha causato tante vittime quanto gli attori non statali (rispettivamente 10.040 e 10.716)

- Rispetto al 2017 il numero delle vittime causate dall’impiego delle armi esplosive nelle aree popolate è diminuito del 30%. Questo è imputabile essenzialmente a due fattori: il primo è che molte zone di guerra non sono adeguatamente coperte dai media o da organizzazioni che possano registrare gli attacchi e le loro conseguenze; il secondo è che in Iraq e Siria si è assistito ad una ritirata dell’ISIS e ad una riduzione delle zone da essa controllate con conseguente decremento delle vittime

- Per l’undicesimo anno di fila è confermato la tendenza secondo cui i civili sono le principali vittime della violenza esplosiva (il cosiddetto “schema di danno”)

- Nel 2018 il 56% degli attacchi avvenuti con armi esplosive si è verificato in città

- La media mensile delle vittime civili corrisponde a 1862 (morti o feriti)

- La media giornaliera delle vittime civili è di 26 persone al giorno (morti o feriti)

INFORMAZIONI GENERALI

INEW è una rete internazionale di organizzazioni non governative che ha come scopo quello di mettere fine alle sofferenze umane causate dall’impiego delle armi esplosive nelle aree popolate. Costituitasi nel 2011, oggi conta ben 37 associazioni e organizzazioni non governative da tutto il mondo.

INEW chiede agli stati e agli altri attori rilevanti di riconoscere che l’impiego di armi esplosive nelle aree popolate può causare gravi danni alle persone e alle comunità e ulteriori sofferenze dovute al danneggiamento delle infrastrutture vitali; battersi per contrastare tali conseguenze e sofferenze in ogni situazione, rivedere e rafforzare le politiche e le pratiche internazionali sull’uso delle armi esplosive e raccogliere e mettere a disposizione i dati rilevanti sul fenomeno; impegnarsi per la piena attuazione dei diritti delle vittime e dei sopravvissuti; elevare il livello degli standard internazionali, prevedendo la proibizione e la restrizione sull’uso delle armi esplosive nelle aree popolate.

Nel 2017 INEW ha lanciato la campagna internazionale “Stop bombing towns and cities”, con il triplice scopo di incrementare la conoscenza e la consapevolezza dei danni causati dalle armi esplosive usate nelle aree popolate; formulare raccomandazioni agli Stati e agli attori non Statali rilevanti affinché adottino politiche nazionali e standard internazionali per limitare i danni causati dalle armi esplosive e pianificare attività di sensibilizzazione e di pressione politica da parte delle organizzazioni della società civile, incluse ricerche, incontri con rappresentati istituzionali e parlamentari, campagne pubbliche e sviluppo di materiale di comunicazione per i media. La campagna internazionale è coordinata in Italia dall’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra e ne fanno parte Campagna Italiana contro le Mine e Rete Italiana per il Disarmo.

Dal punto di vista di INEW, una dichiarazione politica internazionale sulle armi esplosive dovrebbe impegnare gli Stati a:

• Sviluppare politiche e procedure operative che fermino l’uso di armi esplosive con effetti a largo raggio nelle aree popolate

• Riconoscere i diritti delle vittime e delle comunità colpite e fornire assistenza

• Supportare e intraprendere la raccolta dei dati, inclusi i dati sulle vittime disaggregati per sesso ed età

• Abilitare misure umanitarie e di protezione

• Costruire una comunità basata sullo scambio di buone pratiche, anche attraverso incontri regolari per discutere della questione e dei progressi verso la riduzione del danno

• Condividere pratiche ed esperienze positive.