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COMUNICATO STAMPA

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CS – New York - L’Italia e altri 49 stati contro l’uso indiscriminato di armi esplosive nelle aree popolate in una dichiarazione congiunta all’ONU

New York 26 ottobre 2018 – Palazzo di Vetro

Sono 50 i paesi che ieri, durante la discussione tematica sulle armi convenzionali della Prima Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, hanno firmato una dichiarazione congiunta che esprime pubblicamente preoccupazione per l’impatto umanitario causatodall’impiego indiscriminato delle armi esplosive nelle aree popolate e richiede necessitàd’intervento sul tema. Tra questi spicca anche l’Italia, che, per al prima volta in un consesso ufficiale internazionale, manifesta preoccupazione per le conseguenze sulle popolazioni civili delle armi esplosive.

La Dichiarazione Congiunta è stata fortemente promossa e sostenuta dalla Rete Internazionale INEW- International Network on Explosive Weapons, e dai suoi membri, tra cui l’AssociazioneNazionale Vittime Civili di Guerra (ANVCG) che segue e coordina per la società civile italiana gli sviluppi della questione, ed è stata letta pubblicamente dai delegati dell’Irlanda. Dal testo sievince una preoccupazione per le dimensioni dell’impatto umanitario delle armi esplosive suicivili (danni fisici e alle infrastrutture che perdurano anche molti anni dopo la fine del conflitto e che ne pregiudicano il futuro sviluppo economico) e un richiamo alla necessità di intraprendere discussioni mirate sul problema nei fori competenti, come anche al rispetto per i principi del diritto internazionale umanitario.

“Questa dichiarazione congiunta è un passo molto importante per affrontare con urgenza e senza esitazione il problema delle armi esplosive. Dal 2016 a oggi il numero delle vittime civili è aumentato drasticamente e merita attenzione, come anche evidenziato dall’ultimo rapporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite sulla Protezione dei Civili” ha dichiarato GiuseppeCastronovo, Presidente Nazionale dell’ANVCG ed egli stesso cieco civile per fatto di guerra “Di fronte a questi numeri, numeri di morte, rifiutiamo che i danni alle popolazioni inermi siano considerati effetti collaterali e auspichiamo per un allargamento del consenso sulla necessità di intervenire. L’intervento su questo problema è un dovere ineludibile della comunità internazionale tutta”.

L’ANVCG, pienamente coinvolta nello sforzo della protezione ha assunto il ruolo di coordinamento nazionale nell’ambito della partecipazione italiana all’iniziativa internazionale diINEW “Stop bombing towns and cities”, declinata in Italia nella campagna “Stop alle bombe sui civili”. La campagna, lanciata il 1 febbraio 2018 in occasione della celebrazione della 1° Giornata Nazionale delle Vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo (legge 25 gennaio 2017, n°9) ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sul devastante impattodell’impiego delle armi esplosive nelle aree densamente popolate.

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Presidenza Nazionale

Via Marche, 54 – 00187 Roma Tel. +39 06 5923141/2
Fax +39 06 5921860

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Per ulteriori informazioni:
Sara Gorelli
Email: sara.gorelli@anvcg.it

Tel: 06/5923141 – 3382783904

www.inew.org www.anvcg.it

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Scheda sulla violenza esplosiva 2017

I dati:
• Nel 2017 si sono verificati 3.825 incidenti causati dall’impiego di armi esplosive. Delle42,972 vittime di questi incidenti, il 74% erano civili.
• Nei casi in cui le armi esplosive sono state usate in aree popolate, il 92% delle vittime sono civili. La percentuale scende al 20% in altre aree.

  • L’93% di tutte le vittime civili risulta essere stata colpita in aree popolate.
  • Il 2017 ha registrato il più alto numero di vittime tra i civili degli ultimi sette anni, con un incremento del 38% delle vittime rispetto il 2016 e del 165% rispetto al 2011, anno in cui è iniziato il monitoraggio delle vittime di violenza esplosiva

• Il 2017 registra un aumento del 44% dei civili colpiti da attacchi aerei rispetto al 2016, con 14.342 casi di morti e feriti, il 45% della totalità dei civili feriti o rimasti uccisi

  • Siria, Iraq, Afghanistan, Pakistan e Yemen registrano il più alto numero di vittime nel 2017
  • Alcuni tra paesi tra i più colpiti hanno registrato un aumento significativo delle vittimecivili rispetto all’anno precedente: Pakistan del 51%, Somalia del 92% ed Egitto del 305%.

• Gli incidenti da impiego di armi esplosive si sono verificati in 59 paesi

INFORMAZIONI GENERALI

INEW è una rete internazionale di organizzazioni non governative che ha come scopo quello dimettere fine alle sofferenze umane causate dall’impiego delle armi esplosive nelle aree popolate.Costituitasi nel 2011, oggi conta ben 37 associazioni e organizzazioni non governative da tutto il mondo.

INEW chiede agli stati e agli altri attori rilevanti di riconoscere che l’impiego di armi esplosive nelle aree popolate può causare gravi danni alle persone e alle comunità e ulteriori sofferenze dovute al danneggiamento delle infrastrutture vitali; battersi per contrastare tali conseguenze e sofferenze in ogni situazione, rivedere e rafforzare le politiche e le pratiche internazionali sull’uso delle armi esplosive e raccogliere e mettere a disposizione i dati rilevanti sul fenomeno; impegnarsi per la piena attuazione dei diritti delle vittime e dei sopravvissuti; elevare il livello degli standard internazionali, prevedendo la proibizione e la restrizione sull’uso delle armi esplosive nelle aree popolate.

Nel 2017 INEW ha lanciato la campagna internazionale “Stop bombing towns and cities”, con iltriplice scopo di incrementare la conoscenza e la consapevolezza dei danni causati dalle armi esplosive usate nelle aree popolate; formulare raccomandazioni agli Stati o agli attori non Statali ritenuti importanti per la causa affinché adottino politiche nazionali e standard internazionali per limitare i danni causati dalle armi esplosive e pianificare attività di sensibilizzazione e di pressione politica da parte delle organizzazioni della società civile, incluse ricerche, incontri con rappresentati istituzionali e parlamentari, campagne pubbliche e sviluppo di materiale dicomunicazione per i media. La campagna internazionale è coordinata in Italia dall’AssociazioneNazionale Vittime Civili di Guerra.

Nobel per la Pace 2018 a Nadia Murad e al Dr.Denis Mukwege

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Comunicato Stampa
Nobel per la Pace 2018 a Nadia Murad e al Dr.Denis Mukwege: un Nobel alla dignità delle sopravvissute alla violenza sessuale come arma di guerra

(Roma 5 ottobre 2018) Il Premio Nobel per la Pace 2018 è stato assegnato a Nadia Murad ed al Dr. Danis Mukwege con la seguente motivazione “per i loro sforzi per porre fine all’uso della violenza sessuale come arma di guerra nei conflitti armati”.
Stupro e violenza sessuale, usati in maniera diffusa e sistematica, sono considerati delle vere e proprie armi al servizio di tattiche e strategie di guerra, in grado di distruggere non solo la singola persona, ma i legami di intere comunità. Rappresentano una minaccia alla pace ed alla sicurezza internazionale e possono costituire crimine di guerra, contro l’umanità e genocidio.

Il prestigioso riconoscimento celebra l’impegno ed il coraggio di chi sulla propria ha vissuto l’orrore della violenza sessuale come arma, come testimonia la storia di Nadia e di chi come il Dr. Mukwege si è sempre schierato dalla parte delle donne vittime di queste atrocità, elaborando un sistema olistico di cura e lavorando affinché le sopravvissute stesse si facessero agenti del cambiamento. Ci piace pensare che quest’anno il Nobel per la Pace abbracci però tutte le donne che hanno vissuto questo terrore in Afghanistan, Bosnia, Colombia, Costa d’Avorio, Mali, Nepla, Repubblica Centrale Africana, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sri Lanka, Sudan e Sud Sudan, così come in Iraq, Libia, Myanmar, Siria e Yemen.

“Oggi, per tutti noi che lavoriamo affinché la comunità internazionale si impegni a porre fine allo stupro come arma di guerra è una giornata importantissima! Il riconoscimento attribuito a Nadia Murad e Denis Mukwege deve riportare all’attenzione delle Istituzioni Internazionali e Nazionali le storie, le vite, i bisogni delle vittime di questa orribile strategia di guerra che vede nelle donne l’estensione del campo di battaglia e gli uomini come strumento di violenza e terrore, capaci di abdicare al principio di umanità nel pieno disprezzo del rispetto della vita e della dignità umana” afferma Tibisay Ambrosini coordinatrice nazionale della Campagna Italiana Stop Rape and Gender Violence in Conflict (Stop Rape Italia). “Attraverso la notorietà del Premio speriamo si riesca a far avanzare le richieste delle reti di sopravvissute per un risarcimento omnicomprensivo che vada dalle cure all’accesso alla giustizia fino al reinserimento socio-economico. Inoltre, poiché la cultura della violenza è radice comune alla violenza sulle donne, uniamo la nostra voce a quella di Nadia nel richiamare l’attenzione internazionale sugli abusi commessi dagli uomini contro le donne in tutto il mondo” conclude Ambrosini.

“Venire a conoscenza di un riconoscimento di tale importanza per due personaggi il cui impegno contro gli stupri di guerra è stato, è e continuerà ad essere presente nella loro quotidianità, riempie d’orgoglio i nostri cuori. Ci piace pensare che sostenere e scendere in campo affiancando Stop Rape Italia possa aiutare alla diffusione del grido contro la violenza sulle donne come arma di guerra” afferma Chiara Tiddi capitano della Nazionale Italiana di Hockey Prato e ambasciatrice per Stop Rape Italia. In Italia prosegue la Campagna Stop Rape Italia, lanciata il 19 giugno presso il Senato della Repubblica, in occasione della III Giornata Internazionale indetta dalle Nazioni Unite per l’eliminazione della violenza sessuale dai conflitti.

Grazie al supporto dell’Associazione fondatrice Campagna Italiana contro le Mine, di Michela Andreozzi attrice e regista che ci ha prestato il suo volto, e delle realtà che hanno aderito come l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (ANVCG), la Nazionale Femminile di Hockey Prato, la Scuola Yoga Roma, la squadra amatoriale di runners Stoprapeitalia proseguiremo il nostro impegno di sensibilizzazione e di supporto concreto alle sopravvissute. Il nostro impegno continua ad essere quello di promuovere un rafforzamento del ruolo delle donne, delle organizzazioni locali di donne, in particolare sopravvissute; supportare lo sviluppo di norme e iniziative giuridiche all’interno dei contesti di crisi sul tema in questione; lavorare affinché le volontà politiche si trasformino in azioni concrete sul campo.

www.stoprapaitalia.it

CS – Il successo nell’eliminazione delle Bombe Cluster

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Il successo nell’eliminazione delle Bombe Cluster rafforza l’urgenza di fermare nuovi attacchi da parte degli Stati che si ostinano nel loro utilizzo 

Comunicato stampa 

Roma 30 agosto 2018: a dieci anni dalla sua adozione la Convenzione sulle Munizioni Cluster (CCM) registra un impressionante record di successi dovuti al determinato impegno dimostrato dagli Stati Parte nell’adempiere alle disposizioni vincolanti contenute nella Convenzione, questo è quanto emerge dal Report annuale presentato oggi dalla Cluster Munition Coalition (CMC) presso le Nazioni Unite a Ginevra.

Il Cluster Munition Monitor è giunto alla sua nona edizione ed è stato curato dalla Cluster Munition Coalition. Il report fotografa le attività relative all’anno 2017 includendo informazioni con riferimento fino ad agosto 2018 possibilmente e copre, facendo riferimento alla Convenzione sulle Munizioni Cluster come principale quadro di riferimento, l’andamento internazionale della politica di messa al bando, identificazione e bonifica delle zone contaminate, distruzione di scorte, incidenti causati da questi ordigni e gli sforzi per garantire sia i diritti sia che vengano soddisfatti i bisogni delle vittime.

Il report verrà distribuito a Ginevra in occasione dell’8 Meeting degli Stati Parte alla Convenzione sulle Munizioni Cluster che si svolgerà a Ginevra presso le Nazioni Unite dal 3 al 5 settembre.

Un primo segnale di successo contenuto nel Cluster Munition Monitor 2018 è rappresentato dai risultati ottenuti nella distruzione delle scorte di munizioni cluster. Nel 2017 sono state distrutte da sette Stati Parte un totale di 33.551 munizioni cluster e oltre 1.7 milioni di submunizioni. Inoltre, Croazia, Cuba Slovenia e Spagna hanno completato la distruzione delle loro rispettive scorte.

Con l’accesso dello Sri Lanka (marzo 2018) il numero degli Stati Parte alla Convenzione sulle Munizioni Cluster (CCM) è salito a 103. Altri 17 Stati hanno firmato ma non ancora ratificato la Convenzione.

Nel mese di dicembre 142 Stati, tra sui 32 non firmatari della CCM hanno adottato una Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a supporto della Convenzione sulle Munizioni Cluster. Gli unici due paesi a votare contro sono stati la Russia e lo Zimbabwe.

Il fatto che molti Stati che pur non avendo ancora firmato la Convenzione che mette al bando le munizioni cluster esprimano il loro sostegno attraverso una Risoluzione ONU e condannando nuovi usi di questi ordigni, ci dimostra che, come fu per le mine, lo stigma contro queste armi cresce sempre di più” dichiara Giuseppe Schiavello direttore della Campagna Italiana contro le mine “Proprio per questo motivo dobbiamo intensificare gli sforzi per arginare questi ordigni anche dal punto di vista finaziario come stiamo cercando di fare con l’approvazione immediata del ddl S1 “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo1 indispensabile strumento normativo per il contrasto a ordigni”conclude Schiavello

1 Approvato dall’Assemblea della Camera dei Deputati (C.4096) il 3 ottobre 2017 con votazione nominale a scrutinio simultaneo: favorevoli 389, contrari 0, astenuti 3, votanti 389, presenti 392, in data 27 ottobre 2017 è stata rinviata alle Camere dal Presidente della Repubblica con messaggio motivato per una nuova deliberazione ai sensi dell’articolo 74 della Costituzione indicando un vulnus costituzionale al Comma 2 dell’art 6.

Assegnato in data 07 novembre 2017 alla VI Commissione Finanze e Tesoro del Senato (S.57 BIS) è stato emendato al fine di recepire l’appunto di nota di rinvio alle Camere apportando un emendamento al Comma 2 dell’art 6 (Sanzioni) della legge.

Secondo il Cluster Munition Monitor 2018 sono stati registrati 289 nuovi incidenti causati da munizioni cluster. Il numero riportato però è sicuramente inferiore rispetto all’effettivo totale.

Sono stati registrati incidenti causati da munizioni cluster in 8 paesi e due altre aree nel 2017. Il paese dove è stato registrato il più alto numero di incidenti è la Siria con 187 incidenti riportati (negli ultimi 5 anni il 77% degli incidenti provocati dalle munizioni cluster registrati a livello mondiale è accaduto in Siria) mentre 32 incidenti sono stati riportati in Laos a causa delle munizioni cluster residuo dei bombardamenti da parte degli Stati Uniti nel 1960 e 1970.

A livello mondiale il 99% degli incidenti riportati nel 2017, dove lo status era disponibile, ha coinvolto civili.

Il dato sugli incidenti di offre lo spunto per una riflessione sulla pericolosità di queste armi che sono in grado di provocare vittime non solo durante i conflitti come in Siria e Yemen, ma anche in paesi come il Laos dove rappresentano l’eredità di conflitti conclusi oltre vent’anni fa” dichiara Santina Bianchini Presidente della Campagna Italiana contro le mine “ questo ci dimostra quanto siano importanti le attività di individuazione e bonifica delle aree contaminate unitamente alla condanna dell’uso di questi ordigni che colpiscono in particolar modo i civili” conclude Bianchini.

Relativamente all’impiego di questi ordigni le forze del governo siriano hanno continuato ad utilizzare munizioni cluster con il supporto della Russia nello scorso anno.

Anche in Yemen è proseguito l’impiego di munizioni cluster da parte della coalizione guidata dall’Arabia Saudita, ma c’è stata una significativa diminuzione di attacchi riportati.

Nessuno dei paesi che ha utilizzato munizioni cluster in Siria e in Yemen ha firmato la Convenzione sulle Munizioni Cluster.

Al mondo rimangono26 Stati contaminati da questi ordigni, compresi 12 Stati Parte della Convenzione sulle Munizioni Cluster. Nessuno Stato ha completato nello scorso anno l’attività di bonifica.

La Convenzione sulle Munizioni Cluster (CCM) è stata adottata e aperta alla firma nel 2008, entrando in vigore il 1° agosto 2010. Il testo del trattato proibisce le munizioni cluster, impone la distruzione delle scorte in 8 anni e la bonifica delle zone contaminate da munizioni cluster in 10 anni e il fornire assistenza alle vittime di questi ordigni.

Le munizioni a grappolo sono sparate da artiglieria, da razzi o lanciate da aerei, una volta aperte in aria rilasciano bombe a grappolo più piccole o submunizioni con una copertura pari a quella di un campo da calcio.

Spesso le submunizioni non esplodono al primo impatto, lasciando sul terreno dei residuati pericolosi quanto e come le mine antipersona fino a che non vengono rimose e distrutte.

Per interviste:

Giuseppe Schiavello 340/ 4759230

Per materiali:

Tibisay Ambrosini 348/1049619

t.ambrosini@campagnamine.org

SPOT VIDEO

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Grazie alla Congolose Campaign To Ban Landmines per aver realizzato e diffuso questo spot, per informare la popolazione congolese circa il pericolo delle munizioni cluster ed il loro impatto sui civili, e per chiedere alla Repubblica Democratica del Congo di aderire alla Convenzione sulle Munizioni Cluster entro il 2018.

Thanks to the Congolose Campaign To Ban Landmines to make and share this this spot video to inform the Congolese people about cluster munitions ‘s problem and their impact on civilians. Moreover it is a very good tool to call the Democratic Republic of Congo to join the Convention on Cluster Munition in 2018.

Newsletter Estate 2018

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L’angolo del Direttore

Care lettrici e cari lettori,

prima della pausa estiva vogliamo salutarvi con un’edizione speciale della nostra newsletter, un numero tematico dedicato alla questione Donne, Pace e Sicurezza, partendo si dall’impatto che hanno sulle donne le armi e la cultura di violenza che alimentano, ma puntando ad un rafforzamento del ruolo delle donne, al loro empowerment come si sente dire spesso, aumentando la loro presenza in tutti i settori decisionali, soprattutto quelli cruciali per la giustizia, la pace e la sicurezza.

Attualmente la presenza degli uomini è dominante nelle professioni e nelle attività con facile accesso alle armi e nei settori in cui vengono prese decisioni relative alla sicurezza a livello locale, nazionale ed internazionale.

Molte Risoluzioni delle Nazioni Unite evidenziano il collegamento tra l’uso delle armi, sia in situazioni di conflitto che in contesti privati, con la violenza sessuale subita dalle donne e dalle ragazze.

Sia l’uso della violenza sessuale nei conflitti che la violenza subita dalle donne anche in assenza di guerra hanno una radice comune individuabile nella cultura della violenza alimentata da una distorta e pericolosa percezione del potere, potere sugli altri essere viventi, sul loro diritto alla vita. Le armi rappresentano questo potere, e mi duole dirlo, lo rappresentano in un’accezione di “mascolinità” che confonde il coraggio, la forza e la protezione con la violenza.

Il legame tra armi e violenza sessuale va ben oltre i conflitti dove molto spesso è l’uomo stesso a diventare strumento di tortura e violenza.

È un binomio maledetto che coinvolge tutta la comunità del Disarmo nel suo contrasto. Basti pensare alle norme specifiche del Trattato sul Commercio delle Armi (ATT) art 6 e art 7 che rispettivamente richiedono un controllo per cui le armi trasferite non devono violare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, gli embarghi relativi alle armi o gli accordi internazionali. Inoltre, bisogno verificare che le armi non vengano usate per commettere violenza di genere che costituisca genocidio, crimini contro l’umanità e gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra del 1949, o altri crimini di guerra. Qualora fossero rispettati i criteri dell’art 6, gli Stati Parte al Trattato dovranno anche verificare che le armi in questione vengano utilizzate per commettere o facilitare una serie di violazioni del Diritti Umanitario Internazionale, di Diritti Umani, o minacce alla pace e alla sicurezza, o che possano essere utilizzate per terrorismo o dal crimine organizzato transnazionale.

Le armi leggere rappresentano la categoria di armi più posseduta dai civili. Gli uomini rappresentano la grande maggioranza di possessori di armi leggere. Nel mondo oltre un terzo degli omicidi riguardanti le donne sono commesse dal partner e molto spesso con l’impiego di un’arma leggera, violenza da parte del partner ed armi leggere sono una combinazione spesso fatale per le donne.

Ma le donne non devono essere viste solo come vittime di questa situazione, bensì come le prime che possono trasformare la situazione e che attraverso il necessario supporto possono essere loro stesse le “agenti” del cambiamento. È fondamentale sostenere le donne nella loro presa di consapevolezza e promuovere il loro inserimento nei posti chiave delle Istituzioni e della società.

Anche se in questo numero sono le voci femminili le più presenti, non dobbiamo trascurare il ruolo degli uomini per un efficace ed effettivo contrasto agli stereotipi e regole sociali che incastrano uomini e donne in ruolo predefiniti e limitanti.

La trasformazione sociale e culturale di cui abbiamo bisogno può essere promossa solo da un’azione costante e coordinata di tutti.

In questo numero vi raccontiamo come le ragazze del nostro staff hanno contribuito a questo cambiamento partecipando al Women 7 in Canada in rappresentanza della società civile italiana, così come una giovane donna, Chiara Tiddi capitana della squadra nazionale di Hockey prato si è attivata per contribuire con tutta la squadra e il movimento hockey prato femminile a sostenere la causa di Stop Rape Italia. Vi racconteremo anche per chi non ha potuto partecipare direttamente all’incontro presso la Sala Nassirya del Senato il lancio della campagna di sensibilizzazione Stop Rape avvenuta il 19 giugno in occasione della III Giornata Internazionale indetta dalle Nazioni Unite per l’eliminazione della violenza sessuale dai conflitti.

Buona lettura.

Notizie dal mondo

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Deutsche Bank upgrades its Policy on Controversial Weapons

Deutsche Bank has clear policies in place to help ensure we conduct business responsibly and protect the bank from reputational risk. Deutsche Bank has reviewed and augmented its Policy covering defence-related business sectors with regards to so-called Controversial Weapons. The augmented Policy sets out the types of business in which the bank will not engage and describes the stringent governance and escalation processes by which we reinforce this Policy.

Controversial Weapons cause undue suffering and have a disproportionate humanitarian impact on civilian populations. Many are prohibited by international treaties and conventions of the United Nations (UN) or the European Union (EU).

Specifically, the Policy published today makes clear that Deutsche Bank avoids entering into, or continuing, any kind of business relationship with entities with clear, direct links to the following types of Controversial Weapons business:

  • Cluster Munitions (CluMu)
  • Anti-Personnel Mines (APM)
  • Chemical, Biological, Radiological, Nuclear Weapons (CBRN)
  • Controversial Conventional Weapons (CCW)

Stuart Lewis, member of the Management Board and Chief Risk Officer, said: “Deutsche Bank takes a clear and firm stance on controversial weapons, and we have now widened the scope of our Policy and reinforced governance in this area.”

https://www.db.com/newsroom_news/2018/deutsche-bank-upgrades-its-policy-on-controversial-weapons-en-11582.htm

 

CONGRATULAZIONI MARGARET!

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The European Union (EU) has recognised two Ugandan activists for their tireless

campaign to stop child trafficking and deadly land mines.

The 2018 Human Rights Defenders Award went to Margaret Arach Orech, the founder of Uganda Landmine Survivors’ Association and Peter Sewakiryanga, the founder of Kyampisi Childcare Ministries, an organisation that supports child victims of sacrifice.

The Belgian ambassador to Uganda, Hugo Verbist said the recognition was part of the EU’s effort to raise awareness and draw action to the social causes championed by the winners.

Arach, who lost her leg to a landmine during an attack by the Lord’s Resistance Army (LRA) rebels in 1998, uses her organisation to solicit for support for fellow survivors and persons with disabilities.

 

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Sewakiryanga and Aroch with the Belgian ambassador to Uganda, Hugo Verbist (right), and Erwon De Wandel, the Belgian deputy head of mission. Photo by Ashraf Kasirye

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She has also passionately championed the ban on land mines and cluster ammunitions at international platforms to prevent their use.

Sewakiryanga, a pastor now takes care of 80 child survivors of trafficking and human sacrifice has built an extensive network linking communities and security to track suspected cases.

In 2017, Sewakiryanga travelled to Oman to rescue six victims of child trafficking. He is credited for championing research and spearheading an awareness campaign in communities to stop the crime.

Human rights defenders are individuals who, individually or with others, act to promote and protect universally recognized human rights and fundamental freedoms.

Women 7(W7)

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Women 7(W7): feminist vision for the G7. Noi ci siamo!

Tra poche ore prenderà il via, ad Ottawa, in Canda, il W7. Nei giorni 25 e 26 aprile 50 donne, provenienti da 20, paesi si riuniranno per dare voce a coloro che spesso sono assenti nelle discussioni del G7, le donne in tutte le loro specificità e differenze. Obiettivo del Summit infatti è di elaborare delle raccomandazioni da condividere, in vista del G7 di giugno, con il Primo Ministro Trudeau ed il suo gabinetto, con gli altri leader del G7 e in particolare con il G7 Gender Equality Advisory Council.

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Le discussioni riguarderanno temi internazionali che hanno un impatto sproporzionato sulle donne come l’ineguaglianza economica, la violenza contro le donne, pace e sicurezza e il cambiamento climatico.

L’Italia sarà presente con Daria Ermini e Ginevra Bicciolo dello staff di Stop Rape Italia e Campagna Italiana contro le mine.

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STOPRAPEITALIA alla ROMA APPIA RUN

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Comunicato stampa (Roma 15 aprile 2018): in occasione della XX edizione della storica Roma Appia Run la prima uscita della stagione per la squadra di runners Stop Rape Italia.

Domenica 15 aprile, partirà alle 9.00 dallo stadio delle Terme di Caracalla, l’Appia Run 2018, l’unica corsa a disputarsi su 5 pavimentazioni diverse: asfalto, sampietrino, basolato lavico, sterrato e per finire la pista dello Stadio Nando Martellini alle Terme di Caracalla.

La squadra Stop Rape Italia sarà presente con una rappresentanza di 12 elementi tra donne e uomini per sensibilizzare sul problema dello stupro e della violenza di genere duranti i conflitti.

“Partecipare alla manifestazione podistica per noi significa ricordare tutte quelle donne che subiscono violenze durante i conflitti, che corrono per mettersi in salvo, per sfuggire agli stupri ed alle violenze di genere, che corrono lasciandosi alle spalle, le case, tutte le loro appartenenze fino purtroppo alle famiglie” dichiara Tibisay Ambrosini coordinatrice di Stop Rape Italia, membro della International Campaign to Stop Rape and Gender Violence in Conflict. “Corriamo per raccontare le loro storie, perché le nostre maglie raccontino a più persone possibili l’orrore che le donne subiscono durante i conflitti, dando voce a tutte dalle donne Rohingya, alle donne yazide, alle donne e bambine siriane” aggiunge Ambrosini.

“La violenza di genere è un fenomeno sottostimato per diverse ragioni, ma questo non significa che non esista, ci dice solo che per le vittime è ancora troppo difficile parlare per paura, per vergogna e scarsa fiducia nelle autorità predisposte, o che muoiono prima di poterlo fare” dichiara Giuseppe Schiavello direttore della Campagna Italiana contro le mine, l’associazioneche ha curato l’avvio di Stop Rape Italia.

“Noi siamo qui oggi per dare visibilità a tutte le donne e le ragazze che nel mondo stanno vivendo le tragiche conseguenze di violenze subite in quanto donne appartenenti alla parte nemica, o che vivono nel terrore che questo accada e magari per evitarlo corrono via, fuggendo verso quella che ritengono essere una speranza mentre a volte trovano solo altra violenza” conclude Ambrosini.

È importante che la comunità internazionale comprenda che la prevenzione delle violenze di genere durante i conflitti, la protezione delle vittime e perseguire i colpevoli sono azioni necessarie per garantire un future di pace.

Per informazioni e interviste

Tibisay Ambrosini 3481049619

www.stoprapeitalia.it

Dichiarazione del Presidente Mattarella

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4-04-2018

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

«Nel mondo migliaia di persone – civili, e tra essi tanti bambini che già hanno sofferto le tribolazioni della guerra e della povertà estrema – continuano a morire, o subire gravissime menomazioni, a causa di mine anti-uomo, di bombe a grappolo, di ordigni bellici inesplosi.

La Giornata mondiale indetta dalle Nazioni Unite e dedicata all’azione contro le mine, costituisce un appello rivolto all’opinione pubblica internazionale, alle istituzioni e alle espressioni delle società civili, per rilanciare l’obiettivo dell’effettivo azzeramento di queste armi subdole e spietate, che raggiungono un culmine di disumanità e che le convenzioni di Ottawa e di Oslo hanno giustamente messo al bando.

Proibire le mine anti-uomo, e tutti gli ordigni concepiti per rendere inagibili interi territori, rappresenta un’importante base di partenza per assicurare il rispetto dei diritti umani: non soltanto per tutelare le vittime delle guerre, ma anche per evitare che le conseguenze del conflitto paralizzino la vita delle comunità nella fase di transizione e nella ricostruzione post-bellica. Queste armi vili e bestiali puntano a togliere anche la speranza a chi cerca un futuro per sé e i propri cari oltre la guerra.

L’umanità non può tollerarlo. Il nostro Paese continuerà a dare tutto il sostegno possibile agli organismi internazionali impegnati nei piani umanitari di sminamento e di riconsegna alle popolazioni dei territori violati dai minacciosi ordigni.

Un ringraziamento particolare va a quanti, volontari e associazioni, con grande passione civile, si prodigano nei luoghi più tormentati dalla guerra per riaprire le porte a un futuro finalmente dignitoso.

In questa Giornata, rinnovo infine l’auspicio che il Parlamento italiano possa giungere presto a una nuova deliberazione legislativa, coerente con i principi costituzionali, per contrastare con efficacia anche il sostegno alle imprese produttrici di mine anti-persona e di munizioni a grappolo».

Roma, 4 aprile 2018