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ATT MONITOR REPORT 2017

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La terza edizione dell’ATT Monitor Report è stata presentata lo scorso 11 settembre. La pubblicazione, prevista come strumento di monitoraggio del Trattato sul Commercio delle Armi (ATT)[1]  si compone di 4 sezioni: trasparenza – importazione ed esportazione di armi – implementazione del Trattato – ATT Monitor Risk Watch ( uno strumento sviluppato all’interno del Monitor Report per cercare di favorire la presa di decisioni sul trasferimento di armi basate su informazioni valide ottenute tramite la raccolta e l’analisi di dati e informazioni su rischi identificati nell’ATT) e prende in considerazione il periodo che va dal mese di giugno 2016 al mese di maggio 2017. L’edizione del 2017 è dedicata in modo particolare al tema della trasparenza  nel commercio delle armi ed in particolare all’interno dell’ATT.

Per scaricare il Report completo clicca qui http://armstreatymonitor.org/en/wp-content/uploads/2017/09/EN-ATT_Monitor-Report-2017_ONLINE-1.pdf

 



[1] Il Trattato sul Commercio delle Armi è stato adottato ad aprile 2013 ed è entrato in vigore il 24 dicembre 2013.

Attualmente gli Stati Parte sono 92 (7 dei quali lo sono divenuti durante il periodo che va dal 1 giugno 2016 al 31 maggio 2017).

Cluster Munition Monitor 2017

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Roma 31 agosto 2017: Aumenta il tributo pagato in termini di incidenti dovuti agli attacchi condotti con le munizioni cluster.

Viene presentato oggi a Ginevra, presso le Nazioni Unite, il Cluster Munition Monitor 2017[1]. La realtà contenuta nell’ottava edizione del Report descrive un aumento degli incidenti tra i civili dovuti all’uso di questi ordigni in Siria e Yemen, malgrado gli Stati continuino a ratificare ed implementare la Convenzione sulle Munizioni Cluster (CCM)[2] che mette al bando queste armi.

Secondo i dati contenuti nel Report 2017 sono stati identificati 971 nuovi incidenti dovuti a munizioni cluster durante il 2016, di cui 860 in Siria, e che rappresentano sicuramente una cifra minore rispetto a quella reale. Il numero degli incidenti registrati nel 2016 rappresenta più del doppio degli incidenti registrati nel 2015 (417) rendendolo il secondo dato annuale più alto[3] da quando viene pubblicato (2009).

Sulla base di circostanze in cui è stato possibile verificare lo status delle vittime i civili rappresentano il 98% (1% per gli sminatori ed 1%b per le Forze di sicurezza). I bambini rappresentano il 41% di coloro che rimangono coinvolti in incidenti con munizioni cluster. La maggior parte di questi incidenti avviene durante gli attacchi perpetrati con questi ordigni (837 in Siria e 20 in Yemen). In Laos si sono verificati 51 nuovi incidenti conseguenza di residuati di munizioni cluster usate negli anni ’60 e  ’70. Nuovi incidenti sono stati registrati in ben 10 paesi, anche se nuovi attacchi sono stati registrati solo in Siria ed in Yemen.

Due nuovi paesi hanno ratificato al CCM (il Benin ed il Madagascar), portando il totale degli Stati parte a 102. Altri 17 Stati hanno firmato ma non ancora ratificato la Convenzione. Lo scorso dicembre 141 Stati, inclusi 32 non firmatari, hanno adottato la risoluzione chiave dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sul supporto alla Convenzione sulle Munizioni Cluster.

Malgrado questi esempi di ferma determinazione di mettere al bando le bombe cluster, continua il loro impiego in Siria.  Le forze governative siriane hanno continuato ad utilizzare questi ordigni in almeno 238 attacchi registrati tra l’agosto 2016 ed il mese di luglio 2017. La Russia ha partecipato a operazioni militari congiunte con forze siriane fino al mese di settembre 2015. La coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha utilizzato munizioni cluster in Yemen, dove però in seguito alla condanna internazionale il numero degli attacchi con munizioni cluster è diminuito.

28 Stati Parte hanno completato la distruzione di circa 1.4 milioni di scorte di munizioni cluster, contenenti oltre 175 milioni di submunizioni. Questo dato rappresenta il 97% di tutte le munizioni cluster ed il 98% di tutte le submunizioni dichiarate come scorte all’interno della Convenzione. Tre Stati Parte  (Slovacchia, Spagna e Svizzera) nel corso del 2016, hanno distrutto 56.171 munizioni clsuter e 2.8 milioni di submunizioni.

Durante l’anno di riferimento del Report gli operatori hanno ispezionato e bonificato circa 88 km2 di territori contaminati a livello mondiale che ha portato alla distruzione di circa 140.000 submunizioni. Il Mozambico ha annunciato il completamento delle attività di bonifica dei suoi territori contaminati a dicembre 2016.

Ci sono ancora 26 Stati contaminati da munizioni cluster nel mondo, di cui 12 sono Stati Parte alla CCM. I continui conflitti ed i problemi di sicurezza internazionale, particolarmente in Siria e Yemen, ostacolano la bonifica delle munizioni cluster.

“ Un campo su cui contrastare l’oltraggioso proseguimento di uso di munizioni cluster, favorire l’implementazione della Convenzione e contrastare l’emergenza umanitaria prodotta dalle bombe cluster è quello finanziario” dichiara Giuseppe Schiavello direttore della Campagna Italiana contro le mine onlus “ quello finanziario rappresenta un settore fondamentale da non trascurare su cui si può fare molto per favorire il disarmo umanitario per questo motivo abbiamo promosso il disegno di legge C4096 “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo”[4] prosegue Schiavello “Attualmente il disegno di legge è alla Camera in attesa della calendarizzazione per l’approvazione definitiva, ma con la fine della legislatura alle porte si rischia che non venga approvato, malgrado abbia superato diversi esami parlamentari e ne sia riconosciuta la validità, lo spessore etico e la necessità”.

 

Per mappe e materiale fotografico:

M.Tibisay Ambrosini 3481049619 t.ambrosini@campagnamine.org

Per interviste:

Giuseppe Schiavello 3404759230 g.schiavello@campagnamine.org

NEWSLETTER N.4

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ANGOLO DEL DIRETTORE
Prima di fermarci per una breve pausa estiva vi salutiamo con questo numero della nostra newsletter.
Ripercorrendo rapidamente quanto accaduto nell’ambito del disarmo umanitario nei mesi estivi, vorrei ricordare alcuni momenti in particolare:
Il 19 giugno si è celebrata la 2° Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sessuale dai conflitti. In occasione della ricorrenza Stop Rape Italia ha lanciato la campagna di sensibilizzazione “Il mio corpo non è un campo di battaglia ma…”. Dedicate pochi minuti, anzi secondi, a questa iniziativa ed inviate il vostro video messaggio. Non siate timidi o imbarazzati, abbiamo bisogno del coraggio delle persone comuni per cambiare le cose e per far sentire supporto e solidarietà alle donne vittime di stupro durante i conflitti.

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CS-LE BOMBE CLUSTER UCCIDONO…

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COMUNICATO STAMPA

LE BOMBE CLUSTER UCCIDONO ANCORA E QUALCUNO SI ARRICCHISCE SULLA MORTE DEI CIVILI

 

Sette anni dopo la messa al bando le bombe cluster continuano a provocare morte e distruzione ed una legge che vieta il finanziamento dei produttori anche all’estero attende il via libera del Parlamento.

 

Roma (1 agosto 2017): In occasione del VII anniversario dell’entrata in vigore della Convenzione sulle Munizioni Cluster (CCM) la Campagna Italiana contro le mine onlus richiama l’attenzione sulle sofferenze patite dalle popolazioni civili a causa di queste armi con effetti indiscriminati già bandite a livello internazionale ma largamente utilizzate nei conflitti di Siria e Yemen.

 

Sono ormai 5 anni che le bombe cluster vengono usate in maniera diffusa in Siria, sia dalle forze siriane e russe (incluso le operazioni congiunte Siria-Russia), sia da Daesh e dai gruppi di opposizione. Oltre 2,200 persone sono rimaste uccise o ferite dall’esplosione di munizioni cluster tra il 2012 ed il 2015.

 

La popolazione yemenita, dal marzo 2015, è costretta a convivere con il pericolo ed il terrore causati dalle munizioni cluster. La coalizione guidata dall’Arabia Saudita infatti continua ad utilizzare bombe cluster di produzione brasiliana in pieno e costante disprezzo delle vite umane e del diritto umanitario.

 

Le bombe cluster sono proibite dal 2008, ma nessuno dei paesi coinvolti, Yemen, Brasile, Arabia Saudita, così come i paesi della Coalizione[1] sono tra 119 paesi che hanno firmato la Convenzione di messa al bando (CCM).

“Quanto sta accadendo in Siria e Yemen rende evidente quanto sia importante denunciare e condannare nelle sedi internazionali preposte l’uso indiscriminato di queste armi e proseguire instancabilmente con la promozione dell’Universalizzazione della Convenzione per la messa al bando delle munizioni cluster”dichiara Giuseppe Schiavello direttore della Campagna Italiana contro le Mine.  “La nostra associazione come parte della più ampia rete internazionale ICBL-CMC sostiene  l’iter per l’approvazione del disegno di legge «Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo» -prosegue Schiavello- “attualmente il suo iter è fermo alla Camera (C4096) in attesa della calendarizzazione per l’approvazione definitiva ma-purtroppo- esiste anche il concreto rischio che non venga  approvato a causa dell’ imminente termine della legislatura. Speriamo, quindi che i nostri parlamentari permettano, invece al nostro paese di cogliere l’opportunità di guidare attraverso l’esempio la comunità internazionale dimostrando così che il rispetto della vita rappresenta un criterio indiscutibilmente più importante del profitto e delle speculazioni fini a sé stesseOltre alle firme sui Trattati quello che bisogna ottenere è un concreto ed ineludibile impegno che rimetta al centro di tutte le considerazioni e valutazioni la vita umana ed il rispetto dei Diritti Umani” conclude Schiavello.

 

Più di 10 mila persone hanno già aderito online alla campagna #NoMoney4bombs per una rapida calendarizzazione. Aderisci on line sul nostro sito www.campagnamine.org

 

Per ulteriori informazioni e materiale fotografico:

t.ambrosini@campagnamine.org

Per interviste:

Giuseppe Schiavello 340 475 9230

g.schiavello@campagnamine.org

 

 




[1] Bahrain, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Kuwait, Marocco, Qatar, Sudan

CS – 19 GIUGNO

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COMUNICATO STAMPA

Roma 19 giugno 2017: “Il mio corpo non è un campo di battaglia ma…” lancio della campagna in occasione della II Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sessuale nei conflitti!

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la risoluzione A/RES/69/293 del 19 giugno 2015, ha indetto la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sessuale nei conflitti.
È stata scelta la data del 19 giugno per commemorare l’adozione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1820 (2008) avvenuta appunto il 19 giugno del 2008, nel cui testo la violenza sessuale viene condannata come strategia di guerra ed impedimento alla costruzione della pace.

La ricorrenza ha come obiettivi quello di sensibilizzare sulla necessità di porre fine alle violenze sessuali commesse durante i conflitti, come arma di guerra; onorare le vittime e le sopravvissute alla violenza sessuale nel mondo; rendere omaggio a coloro che con coraggio hanno dedicato, ed in alcuni casi perso, la propria vita a sradicare questo crimine atroce.

“Troppo spesso le donne vengono considerate non solo come bottino di guerra, ma come vero e proprio campo di battaglia su cui esercitare violenza per umiliare e terrorizzare il nemico.” Dichiara Tibisay Ambrosini coordinatrice di Stop Rape Italia membro della International Campaign to Stop Rape and Gender Violence in Conflict1 “proprio per questo motivo in occasione del 19 giugno abbiamo deciso di lanciare la campagna “Il mio corpo non è un campo di battaglia ma…” per sensibilizzare la società civile su questo tipo di violenza che colpisce le persone più vulnerabili durante i conflitti e che viene usata come deterrente nei confronti di chi vuole far emergere la verità su un problema difficile per sua natura da quantificare”.

“L’iniziativa Il mio corpo non è un campo di battaglia ma… vuole contribuire a cambiare la cultura secondo cui è normale che durante i conflitti il genere umano abdichi a qualunque forma di coscienza e civiltà, non riconoscendo più alle donne il loro essere persone ma solo l’estensione di un potere avversario da annientare” dichiara Giuseppe Schiavello direttore della Campagna Italiana contro le mine associazione che ha supportato l’avvio in Italia di Stop Rape Italia. “Con i video messaggi che perverranno realizzeremo uno spot indirizzato alle istituzioni così da riportare all’attenzione del mondo politico e diplomatico questo tema vecchio come il mondo, su cui però ancora con fatica si cerca di intervenire con regole certe.”

Per partecipare alla campagna Il mio corpo non è un campo di battaglia ma… basta andare sul profilo FB di Stoprapeitalia o della Campagna Italiana contro le mine come anche sui siti web www.stoprapeitalia.it e www.campagnamine.org, seguire le istruzioni e postare direttamente il video o inviarlo alla mail video@stoprapeitalia.it

Per informazioni e interviste: M.Tibisay Ambrosini 3481049619 Giuseppe Schiavello 3404759230

1 La International Campaign to Stop Rape and Gender Violence in Conflict è un’iniziativa nata dalla volontà delle Nobel per la Pace Jody Williams, Shirin Ebadi, Maired Maguire e Leymah Gbowee della Nobel Women’s Initiative e che conta su un Advisory Committee composto da 25 organizzazioni impegnate a livello internazionale, regionale e locale per fermare lo stupro come arma di guerra. 

APPUNTAMENTI

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Conferenza Stampa di presentazione del disegno di legge n.583/2013

MODIFICHE ALLA DISCIPLINA SUL PORTO D’ARMI

Sala ”Caduti di Nassirya” – Palazzo Moderno presso il Senato della Repubblica

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CS – 31 miliardi di dollari per la produzione di bombe cluster

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Nel mondo si investono 31 miliardi di dollari per la produzione di bombe cluster, con effetti disumani ed indiscriminati

Presentato a Tokyo l’aggiornamento del rapporto “Worldwide investements in cluster munitions a shared responsability”: aumentano gli investimenti nelle produzioni delle bombe a grappolo messe al bando nel 2008

In Italia una legge in materia già approvata in Senato attende l’approvazione definitiva da parte della Camera dei Deputati

(Roma, 23 maggio 2017) - Nonostante 119 nazioni abbiano già aderito alla Convenzione del 2008 sulle munizioni a grappolo per liberare il mondo dalle famigerate cluster bombs, negli ultimi quattro anni 166 istituzioni finanziarie hanno investito – da ottobre 2009 a marzo 2017-  31 miliardi di dollari in aziende che producono queste armi.

Il rapporto “Worldwide investements in cluster munitions a shared responsability” presentato oggi a Tokyo dall’associazione PAX (ONG con sede nei Paesi Bassi membro della Cluster Munition Coalition) ci dice che i 31 miliardi di dollari di investimenti sono stati accordati principalmente a sei aziende che producono munizioni a grappolo. Tra le sei, due società si trovano in Cina (Cina Aerospace Science and Industry e Norinco), due in Corea del Sud (Hanwha e Poongsan) e due negli Stati Uniti (Orbital ATK e Textron).

Le bombe a grappolo sono vietate perché danneggiano in modo sproporzionato i civili così come accade per il  continuo uso di munizioni a grappolo da parte delle forze siriane e russe in Siria e della coalizione a guida saudita nello Yemen. Questi ordigni hanno effetti devastanti sulle popolazioni civili facendo stragi e causando morti e feriti per decine di anni anche dopo la fine dei conflitti.

“Vedere un aumento di 3 miliardi di investimenti a favore di produttori di bombe a grappolo, passando dai 28 miliardi nel 2016 rispetto ai 31 totalizzati nel 2017 è l’ennesima prova che la bulimia di profitto non conosce vergogna – dichiara Giuseppe Schiavello direttore della Campagna Italiana Contro le Mine -  tutti sono consapevoli di ciò che stanno finanziando ovvero morte, dolore e mutilazioni ed è semplicemente il palese protrarsi di un’infamia”.

La situazione di continuo rilancio economico di questa produzione urta evidentemente contro la volontà della maggioranza dei Paesi del mondo, che hanno dichiarato le munizioni a grappolo fuori legge.

“Non c’è altro modo di definire queste attività – continua Schiavello – ed è bene che la gente per disinvestire i propri risparmi sappia quali sono le istituzioni finanziarie, i fondi di investimento ed i fondi pensionistici coinvolti in modo da non essere complici di omicidi e stragi di gente impossibilitata a difendersi. E’arrivato il momento che i risparmiatori pongano le loro inderogabili condizioni morali per non essere involontari e disinformati favoreggiatori”.

Per quanto riguarda il nostro Paese, sin dalla ratifica da parte dell’Italia della Convenzione sulle Munizioni Cluster la Campagna Italiana contro le mine e la Rete Italiana per il Disarmo hanno promosso e supportato l’iter del disegno di legge “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo”. Il Ddl 4096, dopo la sua approvazione al Senato e la sua discussione in Commissione Finanze della Camera dei Deputati – ove ha trovato l’accordo di tutti i gruppi i politici – è attualmente in attesa di essere calendarizzato per la votazione in aula oppure di essere rinviato di nuovo in Commissione Finanze, con l’accordo di tutti i capigruppo e con l’autorizzazione della sede deliberante per la votazione definitiva.

“Attendiamo l’approvazione di questa legge da 7 lunghi anni, una prima versione fu approvata alla Camera nel 2012, ma poi cadde il Governo e si dovette ricominciare l’iter da capo. Il Ddl ha fatto di nuovo grandi passi in avanti ed ha trovato – come raramente accade – l’approvazione ed il plauso di tutte le forze politiche. Chiediamo con forza e confidiamo che questa proposta divenga definitivamente legge dello Stato entro il 1 agosto 2017 data in cui si celebra il VII anno dall’entrata in vigore della Convenzione di messa al bando delle bombe cluster, confermando il serio impegno italiano in questo ambito” – conclude Schiavello.

**www.campagnamine.org

Per interviste: Giuseppe Schiavello 340/4759230

CS – Race for the cure – ROMA

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La Campagna Italiana contro le mine onlus1 e l’associazione Stop Rape Italia2, membro della International Campaign to Stop Rape and Gender Violence in Conflict, parteciperanno domenica 21 maggio alla Race for the cure Roma 2017 con una squadra composta da 47 elementi.

La squadra Stop Rape Italia prenderà parte sia alla corsa di 5km che alla camminata di 2km per esprimere il proprio supporto alle donne in rosa, esempio di coraggio e atteggiamento positivo nei confronti della malattia, atteggiamento da mutuare anche in altri contesti che vedono le donne affrontare e combattere pagando sulla propria pelle altre difficoltà e mostruosità generate dalla violenza e dall’ignoranza. Esserci significa celebrare la forza ed il coraggio di tutte le donne vicine e lontane.

“Essere qui oggi per noi rappresenta una grande espressione di solidarietà e ammirazione per le donne in rosa e soprattutto una grande opportunità per richiamare l’attenzione sul diritto alla salute da parte delle donne.” dichiara Tibisay Ambrosini coordinatrice di Stop Rape Italia “come associazioni impegnate nella promozione dei Diritti Umani e della Sicurezza Umana, ci impegniamo per contribuire al raggiungimento dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile SDGs dell’Agenda 2030, di cui appunto il 3° riguarda tra l’altro, il garantire l’accesso universale per le donne, ai servizi essenziali di assistenza sanitaria di qualità, in particolare per la salute riproduttiva e sessuale. Purtroppo nel mondo sono ancora moltissime le situazioni di esclusione delle donne da questi servizi, solo la metà di quelle che vivono nelle zone in via di sviluppo riceve la quantità raccomandata di assistenza medica di cui ha bisogno, e questa esclusione si aggrava nelle zone di crisi basti pensare a tutte quelle donne lungo le rotte per fuggire dai loro paesi in conflitto, le rifugiate nei campi profughi e le sfollate. Questo è inaccettabile.” conclude Ambrosini.

“ La nostra squadra è composta non solo da donne ma anche da uomini, bambine e bambini perché la tutela di un diritto fondamentale come quello alla salute da parte di tutte le donne è una battaglia che non conosce distinzione di genere, tutti siamo coinvolti a promuoverla e sostenerla,” dichiara Giuseppe Schiavello direttore della Campagna Mine “dobbiamo tutti contribuire al cambiamento culturale in grado di far comprendere che investire a favore delle donne, sulla loro salute, è una scelta politica in grado di produrre effetti positivi su tutte le società, basti pensare che i figli di madri istruite hanno più possibilità di sopravvivere rispetto a quelli di madri prive di istruzione, o agli effetti positivi del coinvolgimento delle donne nel contrasto alla povertà o al raggiungimento della sicurezza alimentare o per l’agricoltura sostenibile” conclude Schiavello.

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——————————————— Per interviste:
M.Tibisay Ambrosini 3481049619 Giuseppe Schiavello 3404759230 www.campagnamine.org

Operating under Fire

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18-05-2017 - Damaged hospitals, impeded ambulance services, medical personnel and patients in danger, broken electricity, water, gas and telephone service: explosive weapons used in the east of Ukraine have had a major impact on the health care sector, both directly and indirectly. These impacts are detailed in the report ‘Operating under Fire’ by Dutch NGO PAX and the Harvard Law School’s International Human Rights Clinic (IHRC).

Download the full report
https://www.paxforpeace.nl/publications/all-publications/operating-under-fire