NEWSLETTER 2/2020

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Newsletter marzo-aprile 2020

Angolo del Direttore

“Io sono perché noi siamo”

Care lettrici, cari lettori, vorrei aprire questo nuovo numero della nostra newsletter con questo pensiero della filosofia Ubuntu, che in lingua bantu significa “benevolenza verso il prossimo”.

Mai come in questo momento in cui stiamo sperimentando un isolamento forzato a causa del covid 19, sebbene nella comodità e sicurezza delle nostre case, credo sia importante una riflessione sull’altro, sulle relazioni tra le persone, sul prossimo come parte integrante del nostro pensiero e del nostro vivere quotidiano.

La tecnologia ci sta supportando in larga misura a cercare di rimanere “connessi” con gli altri, ma da questo sostegno multimediale sono ancora in molti ad essere estromessi. Pensiamo alle persone anziane, ai nullatenenti, ai senzatetto a coloro che facevano la spesa secondo quello che guadagnavano durante la giornata.

Pensando a loro riscopro il significato di una parola da noi tante volte usata nei testi dei nostri progetti e documenti: cooperazione e solidarietà, e ripenso il ruolo che abbiamo come società civile.

Per cooperare sono fondamentali elementi come la fiducia e la capacità di aprirsi, cooperare significa anche agire in modo responsabile per stare insieme per essere solidali basta un pizzico di empatia.

Oggi più che mai siamo chiamati a questa responsabilità. Questa emergenza sanitaria ci costringe a riflettere sul nostro agire individuale con una responsabilità e consapevolezza di quanto le nostre azioni impattino sugli altri, su tutti gli altri. Pensare agli altri per evitare gli accaparramenti ingiustificati di beni necessari a tutti, pensare a tutti noi come comunità da proteggere per limitare autonomamente il nostro bisogno di uscire.

Per noi l’altro è sempre stato non solo parte integrante del nostro pensiero, una motivazione costante e primaria del nostro agire. Anche contro questo comune nemico è così, un esempio per tutti le varie associazioni che si sono occupate di tradurre in tutte le lingue necessarie le indicazioni per contrastare questo virus, così da raggiungere tutte le comunità straniere presenti sul nostro territorio e comunicarlo in anticipo a chi ancora non era travolto dal problema.

Stiamo a casa, facciamo il nostro dovere, siamo responsabili, le nostre azioni non ricadono solo su di noi, contribuiamo a costruire un clima di fiducia in cui il benessere comune sia la priorità. Oggi più che mai tutte le forze politiche hanno sotto gli occhi il risultato del loro operato, nessuna scusa. Assumetevi le vs. responsabilità.

Anche da casa si può continuare a dare il proprio contributo affinché le cose continuino a muoversi. Così come ha fatto il nostro team di redazione che, malgrado le difficoltà, ha voluto fortemente che questa newsletter uscisse, per dare un segno di speranza, per parlare e leggere anche di altro.

Abbiamo pensato ad un numero particolarmente dedicato alle donne dato che le iniziative che avevamo previsto per celebrare la Giornata Internazionale delle donne sono state annullate come ben sapete.

Troverete così il riferimento ad una ricerca realizzata dal Mine Action Canada (MAC) sulle donne impiegate nella Mine Action ed un interessante approfondimento a cura di Daria Ermini sul processo Bemba e la sua importanza nell’ambito del riconoscimento dello stupro come crimine di guerra.

Un grazie particolare a Massimiliano Vado, intervistato dalla nostra Ginevra, che oltre a rappresentare un esempio di mascolinità positiva, insieme a tutta la squadra di Ad Alta Voce, ha continuato a provare in attesa di tempi migliori, on line a distanza, per non fermarsi!

Non potevamo infine non dire la nostra sulla decisione dell’amministrazione Trump rispetto all’uso delle mine antipersona.

Noi non ci fermiamo, non ci facciamo fermare e contrastiamo l’isolamento, la paura, le preoccupazioni facendo il nostro, da casa, anche per il doveroso rispetto e la gratitudine che dobbiamo a chi sta affrontando questa emergenza in prima linea.

Grazie a medici ed infermieri, agli operatori del 118, ai portantini, alle forze dell’ordine, ai camionisti, ai portieri degli stabili che ricevono pacchi in continuazione perché tutto ordiniamo on line mettendo a rischio la loro vita.  Grazie ancora a tutti i lavoratori e lavoratrici che stanno permettendo con impegno e professionalità che tanti servizi restino attivi. Molti probabilmente desidererebbero restare in famiglia al sicuro, eppure ogni giorno sono li. Ecco, quando tutto questo sarà finito, non dimentichiamolo. Definirli eroi è fragile poesia, ricordarsene è gratitudine e rispetto. Ma non scordiamoci neanche che i medici e tutti gli operatori sanitari stanno operando senza le protezioni necessarie…

Se la nostra sanità pubblica non fosse stata saccheggiata da tutti -indistintamente- oggi non andrebbe così. La sanità era un tempio in cui mercanti di tutti i tipi hanno fatto e continuano a fare i loro affari.

Cooperiamo insieme per uscire da questa emergenza, agiamo come una comunità responsabile, inclusiva e solidale e domani, potremo chiedere ai mercanti di uscire dal tempio o accompagnarli fuori.

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